Archivio per febbraio, 2011

Sono un grande appassionato delle periferiche che utilizzano la tecnologia dell’elettroencefalogramma per scopi innovativi. In questo articolo vi descriverò brevemente cosa intendo dire, sicuro di accendere la vostra curiosità. Ecco i passaggi che mi hanno portato fin qui…

Era il 2007 quando con grande stupore venni a conoscenza di Mindball, un gioco creato nel 2003 da un laboratorio svedese: l’ Interactive Productline IP. Il loro obiettivo era quello di sviluppare un prodotto EEG semplice ed intuitivo, per allenare l’abilità di rilassarsi o concentrarsi. Mindball è un gioco per due persone controllato dalle onde cerebrali dei giocatori. E’ una vera e propria sfida mentale. Più ci si rilassa e più la pallina avanza verso l’avversario. Vince chi fa “goal”. Ho avuto la fortuna di giocarci in Svezia ed è straordinario (ho vinto sempre!):

Dopo l’avvento di Mindball la produzione di apparecchi EEG ludici si è diffusa anche negli Stati Uniti grazie alla tecnologia  sviluppata dalla Neurosky. I giochi in commercio sono straordinari. Li ho comprati tutti e meritano recensioni approfondite (magari in altri articoli). Il più bello è senza dubbio Mindflex, distribuito da Mattel, in cui si comanda una pallina con la mente in un circuito pieno di ostacoli. Più ci si concentra e più la pallina sale, mentre per farla scendere bisogna rilassarsi… Ogni persona a cui l’ho fatto provare è rimasta a bocca aperta! Quest’estate uscirà anche la versione “duel”, un duello mentale per due giocatori molto simile allo svedese Mindball, ma con la possibilità di aggiungere gli ostacoli:

I sensori Neurosky sono alla base di molti altri giochi. Il meccanismo è sempre lo stesso. Concentrazione e rilassamento. E’ un esercizio mentale utilissimo.  Star Wars Force Trainer distribuito da Uncle Milton, con la licenza ufficiale della Lucas è l’esercitazione ideale per diventare un vero Jedi! Vi rendete conto?  Ci sono molte voci campionate di Yoda… Che la forza sia con voi!

Sempre sulla base della tecnologia Neurosky ci sono altri due prodotti fantastici. Uno è Mindset, una cuffia bluetooth da collegare al proprio computer, l’altro si chiama XWave della PLX Devices. Quest’ultimo si collega al proprio iPhone! La forza di questi due sensori consiste nella vasta gamma di applicazioni che si possono acquistare direttamente dallo store Neurosky. Potrete osservare “in diretta” cosa sta succedendo nel vostro cervello. E’ un po’ come riuscire a guardare le proprie emozioni allo specchio! L’attività cerebrale è divisa in frequenze, così questo strumento non è solo ludico, ma può diventare anche utile per le ricerche didattiche. Molte Università già lo usano. Vi metto anche un video divertente della mia presentazione a Mattino 5 un anno fa. La Panicucci è riuscita a mandarlo in crash… Ma vi giuro che funziona perfettamente! 🙂

Un’altra azienda di “cuffie mentali” è la Emotiv. La sua EPOC neuroheadset è la più avanzata nel mercato consumer, ma è anche la più cara. Si collega wireless al PC e riconosce i pensieri, le emozioni e le espressioni facciali! Grazie alla sua versatilità, gli sviluppatori stanno sperimentando moltissime applicazioni, soprattutto nella ricerca scientifica. La Emotiv Epoc ancora non si può comprare in Europa, ma sono sicuro che molti di voi troveranno il modo di procurarsela…

La cuffia EPOC sta attirando l’attenzione di molti ricercatori in tutto il mondo. Alla Freie Universität Berlin gli studiosi tedeschi della AutoNOMOS labs la stanno usando per il loro progetto Brain Driver… sì, un’automobile guidata con il pensiero! La sperimentazione è ancora all’inizio, ma con un po’ di pratica si riescono a eseguire delle manovre con una discreta precisione. Diciamo che ancora non mi fiderei ad andare in autostrada! 🙂

Dopo aver visto questi video possiamo dire che siamo davvero entrati nell’era dei “mind-controlled devices”. Pensate cosa succederà quando le tecnologie che discutiamo in postumano si mischieranno tra di loro… Il pensiero e le emozioni sostituiranno il linguaggio verbale? Cosa riusciremo a comandare? Quali saranno i vantaggi? L’interfaccia cervello-computer non invasiva è un enorme passo avanti. A mio avviso è educativa. Aiuta a controllare l’emotività, favorisce il benessere del rilassamento (già noto nelle pratiche meditative) e aumenta la concentrazione. Non è un caso se in questi mesi ho notato dei notevoli miglioramenti nella mia abilità di dirigere i comandi nei giochi che vi ho illustrato. Sono pronto a sfidare un monaco zen!

 

Abbiamo seguito e commentato le vicende di Watson, il super computer IBM che ormai conosciamo bene… Ora che ha dimostrato le sue potenzialità, grazie alla straordinaria capacità di calcolo (80 miliardi di operazioni al secondo!) ed interpretazione del linguaggio umano, è stato annunciato il suo futuro nel campo medico. Watson analizzerà i data base mondiali di medicina e sulla base dei sintomi del paziente potrà fornire il proprio parere circa le possibili patologie, aiutando così il personale umano. Riuscire ad accostare i vari indizi e trovare così la cura giusta è un’operazione che riesce egregiamente a Watson, che opererà inizialmente presso la Scuola di medicina del Maryland e la Columbia University.

L’IBM non scherza, ho come l’impressione che siamo all’inizio di una nuova era per la medicina…

La “Singolarità” è quel punto omega, previsto entro il 2030 da scienziati come Vernor Vinge e Raymond Kurzweil, che prevede la realizzazione di una Intelligenza Artificiale “forte” (o I.A. avanzata) ovvero di un computer pensante. Invero essa potrebbe realizzarsi anche attraverso un interfacciamento neurale di un cervello umano a una macchina I.A. in modo da realizzare un essere dalla potenza cognitiva superiore. Altresì la singolarità potrebbe emergere come autocoscienza dalla stessa rete Internet a causa dei miliardi di interazioni tra computer che simulerebbero in tutto è per tutto una rete neuronale. Quest’ultima ipotesi io la scarterei poiché essa non tiene conto della “organizzazione funzionale” della rete neurale (ammesso che di rete neurale possa parlarsi). Se pensiamo ad esempio alla rete neurale del cervello dell’orca ci accorgiamo che essa è più estesa della nostra (il cervello è più grande) ma questi animali, pur mostrando comportamenti intelligenti, non hanno sviluppato la fisica…

Ora: quando la mente artificiale verrà creata essa sarà l’ultima invenzione che l’essere umano avrà potuto fare. Da quel momento in poi essa, dato che sarà superintelligente, progetterà nuove I.A. ancora più evolute e le stesse realizzeranno una sorta di “boom” in ogni campo della scienza rivoluzionando la matematica, la fisica, la biologia e la tecnologia in generale: gli esseri umani ne saranno surclassati e non potranno più arrivare a comprendere i progetti delle intelligenze avanzate. Nessuno potrà prevedere cosa accadrà dopo questo evento poiché esso sfuggirà alla nostra comprensione.

Uno dei pilastri su cui si fonda l’assunto della singolarità è la “Legge di Moore”: una osservazione empirica compiuta nel 1965 da
Gordon Moore, cofondatore di Intel (la casa che costruisce i processori per i nostri computer). Questa legge afferma che il numero di componenti elettronici (transistor) che formano un microprocessore sarebbe raddoppiato ogni anno che passa. Questa legge è un esempio lampante di futurologia scientifica (ovvero di una previsione del futuro fatta da uno scienziato) tant’è che è valida ancora oggi: ogni 18 mesi circa la potenza di elaborazione di questi piccoli “cervelli digitali” raddoppia! Il fenomeno è evidente nella evoluzione del Personal Computer (Pc), il cui processore è evoluto dai 29.000 transistor del primo Pc Ibm nel 1980 (Intel 8086) agli 810.000.000 del più recente processore (Intel i7) con un aumento della complessità circuitale pari a 28.000 volte (!). Kurzweil dunque afferma che nel 2021 avremo computer capaci di elaborare la stessa quantità di informazioni di un cervello umano ed è molto probabile che abbia ragione. Sono inoltre allo studio complete mappature neurali del cervello per poterne realizzare una emulazione. Tuttavia questa teoria non tiene conto di un fatto; un computer è costituito da due componenti:

HARDWARE + SOFTWARE

E senza il secondo il primo non funziona. Qualsiasi microprocessore o rete neurale artificiale, per quanto evoluti, senza software sono solo ammassi inutili di circuiti! Ora: mentre la tendenza evolutiva dell’hardware è un fatto accertato è altrettanto accertato che l’evoluzione dei software avviene in modo decisamente più lento, anzi, a voler essere sinceri: parossisticamente più lento. Ciò è dovuto al fatto che a sviluppare il software sono sempre esseri umani ovvero esseri che soffrono di limitazioni cognitive.

Ben sapendo questo un gigante come Microsoft, per la realizzazione del suo sistema operativo Windows e dei software applicativi ha diviso il sistema di sviluppo in “moduli”. Ogni modulo è affidato ad un team di sviluppo umano (15-30 programmatori) che si occupa di generare il codice per quella parte. Poi tutti i moduli vengono assemblati a formare il Kernel e vengono avviati lunghissimi periodi di debugging e di beta testing cheprevedono anche il rilascio in commercio di pre-release del prodotto. Infatti uno dei problemi legati allo sviluppo di software da parte di esseri umani è la continua errorazione che viene prodotta nei vari moduli o nell’assemblaggio degli stessi: due moduli possono funzionar bene da soli ma una volta accoppiati generano errori. Non solo, spesso accade che un sistema software (ad esempio un sistema operativo) funzioni benissimo su un determinato hardware ma quando viene posto a contatto con driver (software pilota) diversificati genera errori imprevisti; per questo Microsoft prevede la Driver Certification WHQL. Quello che vedete in alto in figura è uno schema di sviluppo software del ministero della difesa americano in modo che lo stesso risulti il più possibile privo di bug. Come vedete le fasi prevedono iter lunghi e complessi… Concludo dicendo che se vediamo oggi il computer più potente: l’IBM RoadRunner esso monta 20.000 processori, ha 100 Terabyte di Ram e genera una potenza di calcolo di 1.105 Teraflops (!) eppure, nonostante tutto, gira su un sistema operativo Linux, ovvero lo stesso che usiamo sui nostri notebook…

Ugo Spezza (www.futurology.it)

da estropico.org

Molte persone mi hanno scritto chiedendo informazioni sulle stampanti 3d. Ho deciso quindi di pubblicare la mail di Anna Bressan, in cui mi segnalava questa straordinaria invenzione. Anche se la notizia è del 2009, io non la conoscevo e sono convinto di far cosa gradita anche a voi. Grazie Anna.

La foto che vedete è il progetto della villa in Sardegna di Enrico Dini, un inventore e ingegnere toscano, che ha creato in un capannone un’enorme stampante in 3D (chiamata D-Shape) la quale può costruire interi edifici con la sabbia !

La stampante funziona spruzzando uno strato sottile di sabbia seguito da uno strato di legante a base di magnesio. La colla trasforma la sabbia in pietra massiccia, dal basso verso l’alto a formare una scultura, o un edificio in pietra arenaria. D-Shape è in grado di creare un edificio quattro volte più velocemente rispetto a mezzi convenzionali, riducendone notevolmente il costo. Chissà se nel futuro ogni individuo potrà costuire la propria casa senza spese eccessive…
Ecco il video in cui l’ingegnere spiega la sua invenzione e il suo funzionamento:

Senza speranze… La macchina ha dominato sull’uomo.

Ricordo che i concorrenti sono due campioni famosi di quiz televisivi.

In questo post vi avevo parlato di WATSON, il supercomputer in grado di partecipare al famoso quiz Jeopardy, che finora aveva stracciato tutti i suoi avversari umani nei diversi test effettuati negli ultimi mesi. Lunedì scorso è andata in onda la sfida televisiva negli States e gli umani si sono presi una piccola rivincita: NON hanno battuto Watson, ma almeno uno dei concorrenti ha pareggiato.

WATSON rappresenta uno degli esperimenti più avanzati di computer IBM in grado di comprendere il linguaggio umano. Potrebbe leggere l’intera opera letteraria umana e capirne il significato… Un suggeritore perfetto per i compiti in classe! 🙂

Sarà interessante vedere come WATSON verrà impiegato nella vita di tutti i giorni. Gli ingegneri della IBM dicono che la sua capacità di elaborare l’infinità dei dati della rete e delle nostre comunicazioni, sotto forma di linguaggio scritto e parlato, aiuterà il pianeta a diventare più intelligente… C’è invece chi pensa ad un altro passo avanti verso il controllo globale, a discapito della nostra libertà…

Non so se vedendo il quiz tiferete per gli umani o per il computer, ma una cosa è certa: non potrete fare a meno di ripensare al vecchio HAL 9000, il gelido computer immaginato da Kubrick!

Ecco il video dell’ultimo test di gennaio che si è tenuto per la stampa negli studi televisivi di Jeopardy a metà gennaio. Watson contro due campioni di quiz:

Questa invece è la sfida andata in onda in tv, con la clamorosa vittoria a parimerito:

L’OCCHIO BIONICO

Pubblicato: 16/02/2011 in cyborg, le vostre segnalazioni

Da qualche anno si intensificano le ricerhe internazionali per cercare di ridare speranza a chi è affetto da processi degenerativi all’apparato visivo.

Il concetto alla base delle sperimentazioni è semplice: inserire nell’occhio un chip che converte la luce in impulsi elettrici che vengono immessi nel nervo ottico dietro la retina… La realizzazione invece, è una delle imprese più difficili del nostro secolo.

I primi tentativi prevedevano l’uso di ingombranti videocamere esterne, in seguito sostituite da microcamere montate su degli occhiali. Ma il nuovo strepitoso progetto su cui sta lavorando il team tedesco dell’Università di Tuebingen, con l’aiuto dei colleghi statunitensi, sta testando con successo un chip che non necessità più di una videocamera esterna.

Il chip inserito nella retina è una piastrina grande 3 millimetri quadrati e spessa un decimo di millimetro, contenente 1500 diodi fotosensibili in grado di trasformare gli impulsi luminosi in segnali nervosi, trasferire questi ultimi al nervo ottico e quindi al cervello. Nel giro di tre anni la retina artificiale sarà testata su alcune decine di pazienti in Europa e, se approvata, potrà entro cinque anni fare il suo ingresso definitivo in campo clinico.

Ecco l’emozionante video in cui si vede un paziente finlandese in grado di leggere il suo nome per la prima volta, dopo aver perso la vista 10 anni  fa:

Qui, qui e qui potete vedere l’esperimento completo.

Questi invece sono i modelli precedenti… Altrettanto importanti:

Grazie a Steve 74.