Archivio per la categoria ‘le vostre segnalazioni’

Quello che vi propongo oggi è un documentario importante che i transumanisti conoscono molto bene. E’ andato in onda su rai tre il 15 novembre 2006, all’interno del programma “C’era una volta…”. Parla del futuro dell’uomo e la nascita del postumano secondo i transumanisti. Dopo la sua messa in onda si sono scatenate molte discussioni su internet, e se lo vedrete capirete il perchè. Ho deciso di pubblicarlo dopo numerose segnalazioni e ritengo opportuno parlarne anche su questo blog.

Devo sottolineare che l’associazione transumanisti italiani si è scissa in due gruppi per motivi politici ed è nato il network transumanista italiano. In pratica l’AIT ha preso una svolta sovrumanista, cosa che a molti transumanisti non è piaciuta…

Su postumano in questi giorni vi ho mostrato diverse interfacce cervello-computer. Paolo Atzori mi ha segnalato una piattaforma software gratuita per programmare applicazioni per questa tecnologia. Si chiama OpenViBE e attraverso la sua interfaccia grafica si possono costruire scenari compatibili con gli strumenti EEG. Se siete dei programmatori o smanettoni, questa è una bellissima occasione per esplorare il mondo della comuicazione mentale tra uomo e macchina. In questo lungo video viene illustrato in modo molto chiaro come funziona OpenVibe. Devo sottolineare che sul sito di OpenViBE ci sono molti tutorial. Anche se ignorate la programmazione è comunque interessante capire come si sviluppa il processo di apprendimento da parte della macchina per eseguire gli ordini impartiti dal nostro cervello.

L’amico Sigismondo nel precedente articolo ha lasciato una segnalazione importante tra i commenti. La raccolgo per riportarla con più enfasi, visto che si tratta di un importante progetto sviluppato in Puglia, a Galatina. Si chiama Brainshield e il suo obiettivo è di riuscire a pilotare un aereo con la forza del pensiero.

Nella base aerea “Nido delle aquile”, sede del 61° stormo, un’equipe di ricercatori e di piloti militari sta lavorando alla comunicazione diretta tra cervello e computer attraverso le onde cerebrali. Il pilota telepatico indossa una cuffia con elettrodi collegati al cuoio capelluto sotto il casco di volo e in questo modo comunica le sue intenzioni e le sue emozioni al computer, che agisce di conseguenza, gestendo i rischi di eventuali errori umani durante le manovre stressanti in combattimento e facilitando i complessi controlli del velivolo.

Ci saranno anche sviluppi nell’aviazione civile. L’Alitalia ha dimostrato interesse e a testimonianza della serietà del progetto si sono avvicinati a Brainshield anche rappresentanti della Finmeccanica, dell’Università Tor Vergata, della Fondazione Santa Lucia e di Alemia, una società che realizza velivoli militari e commerciali.

Ecco una breve spiegazione di Roberto Isabella, colonnello medico e coordinatore militare di Brainshield:

Molte persone mi hanno scritto chiedendo informazioni sulle stampanti 3d. Ho deciso quindi di pubblicare la mail di Anna Bressan, in cui mi segnalava questa straordinaria invenzione. Anche se la notizia è del 2009, io non la conoscevo e sono convinto di far cosa gradita anche a voi. Grazie Anna.

La foto che vedete è il progetto della villa in Sardegna di Enrico Dini, un inventore e ingegnere toscano, che ha creato in un capannone un’enorme stampante in 3D (chiamata D-Shape) la quale può costruire interi edifici con la sabbia !

La stampante funziona spruzzando uno strato sottile di sabbia seguito da uno strato di legante a base di magnesio. La colla trasforma la sabbia in pietra massiccia, dal basso verso l’alto a formare una scultura, o un edificio in pietra arenaria. D-Shape è in grado di creare un edificio quattro volte più velocemente rispetto a mezzi convenzionali, riducendone notevolmente il costo. Chissà se nel futuro ogni individuo potrà costuire la propria casa senza spese eccessive…
Ecco il video in cui l’ingegnere spiega la sua invenzione e il suo funzionamento:

L’OCCHIO BIONICO

Pubblicato: 16/02/2011 in cyborg, le vostre segnalazioni

Da qualche anno si intensificano le ricerhe internazionali per cercare di ridare speranza a chi è affetto da processi degenerativi all’apparato visivo.

Il concetto alla base delle sperimentazioni è semplice: inserire nell’occhio un chip che converte la luce in impulsi elettrici che vengono immessi nel nervo ottico dietro la retina… La realizzazione invece, è una delle imprese più difficili del nostro secolo.

I primi tentativi prevedevano l’uso di ingombranti videocamere esterne, in seguito sostituite da microcamere montate su degli occhiali. Ma il nuovo strepitoso progetto su cui sta lavorando il team tedesco dell’Università di Tuebingen, con l’aiuto dei colleghi statunitensi, sta testando con successo un chip che non necessità più di una videocamera esterna.

Il chip inserito nella retina è una piastrina grande 3 millimetri quadrati e spessa un decimo di millimetro, contenente 1500 diodi fotosensibili in grado di trasformare gli impulsi luminosi in segnali nervosi, trasferire questi ultimi al nervo ottico e quindi al cervello. Nel giro di tre anni la retina artificiale sarà testata su alcune decine di pazienti in Europa e, se approvata, potrà entro cinque anni fare il suo ingresso definitivo in campo clinico.

Ecco l’emozionante video in cui si vede un paziente finlandese in grado di leggere il suo nome per la prima volta, dopo aver perso la vista 10 anni  fa:

Qui, qui e qui potete vedere l’esperimento completo.

Questi invece sono i modelli precedenti… Altrettanto importanti:

Grazie a Steve 74.

Buongiorno cari postumani. Sapete cosa sono i Gynoid? Sono le femmine degli androidi (dal greco gyne – donna). A quanto pare in giappone si stanno impiegando molte risorse per la creazone di questi esemplari, che mese dopo mese diventano sempre più evoluti e numerosi… Chissà se ha qualche relazione antropologica con la crescente emancipazione femminile?! 🙂

In questi giorni ho ricevuto delle email da Steve74, il quale mi ha proposto di parlare di questo incredibile argomento. Ovviamente il tema è molto vasto e lo riprenderemo spesso nelle prossime settimane.

Steve cita un film a cui sono molto affezionato, perchè durante l’infanzia mi accese l’immaginazione e la passione per la tecnologia. Forse, se ho creato questo blog, è in parte anche per merito di quel film. Le nuove generazioni quasi sicuramente non lo conosceranno, quindi mi permetto di consigliarvelo calorosamente.

Come sempre, leggiamo e pensiamo. Steve74 ci chiede:

Androidi..quanto manca ancora?

Nel 1973 usciva un film capolavoro Il mondo dei robot (Westworld), dove si raccontava di un parco a tema in cui i facoltosi turisti potevano vivere un’esperienza altamente immersiva in tre mondi: antica roma, medioevo e far west. E’ stato il primo film in cui si è utilizzata la computer-grafica per i suoi effetti speciali e per la prima volta la definizione “virus” veniva riferita ad un malfunzionamento dei computer.

Yul Brynner vestiva i panni di un androide che, prevaricando i limiti del proprio programma di controllo, si ribellava ai suoi creatori arrivando ad uccidere. Il mondo dei robot non solo ci mostra una realtà popolata da androidi, ma ci propone anche il problematico confronto tra esseri umani e non umani.

Rivedendo questo film, ambientato nell’anno duemila, mi sono domandato se il regista e sceneggiatore Michael Crichton si fosse sbagliato di molto sul periodo storico in cui questi esseri non biologici vedranno effettivamente la luce. Quanto manca ancora al momento in cui potremo decidere di utilizzare la nostra carta di credito per portarci a casa un nostro simulacro artificiale?

Prima che sul vostro viso si formi un sorriso scettico lasciate che vi dica: forse meno di quanto crediate!
Certo parlando di intelligenza artificiale siamo agli albori, anche se la tecnologia ci ha dimostrato ampiamente di evolvere a ritmi vertiginosi, ma parlando dell’aspetto meccanico, diciamo dell’hardware, le cose sono un po’ differenti.
Attraverso alcuni video vi mostrerò che il futuro forse è piu vicino di quanto pensiate.

I tre video che seguono sono modelli gynoid tra i più evoluti in questo momento e come potrete notare siamo indubbiamente a buon punto…

Il primo video ci mostra il modello Repliee Q1

Nel secondo possiamo osservare il modello Actroid DER2

Il terzo mostra le potenzialità del modello HRP-4c

Cosa ne pensate dunque? Ne siete rimasti affascinati, sbigottiti o forse infastiditi? Per quel che mi riguarda una domanda continua a martellarmi: a cosa porterà tutto questo?

Saluti,

Steve74

robot del passato

Pubblicato: 12/02/2011 in le vostre segnalazioni, robot

Dario De Cristofaro mi ha inviato una VELOCE rassegna di alcuni tra i più importanti automi del passato. E’ un modo divertente per capire la genialità di alcuni precursori tecnologici che erano riusciti a creare delle macchine così avanzate da risultare estranee al loro contesto storico. Vi invito ad aggiungere altri pezzi per completare questo magnifico puzzle sui “vintage-robots”…

Chi pensa che i robot siano un’invenzione recente, si sbaglia di grosso. Già a partire dagli antichi Greci, la conoscenza della meccanica ha portato alla creazione di macchine in grado di svolgere più o meno indipendentemente un lavoro al posto dell’uomo. Ovviamente questi robot non hanno nulla a che vedere con la robotica odierna basata su elettronica e informatica, bensì, attraverso la conoscenza della meccanica, grandi uomini sono riusciti a realizzare grandi cose.

L’inventore della meccanica fu Archita di Taranto, vissuto nel IV secolo a.C., il quale fu capace di realizzare una colomba in legno che, attraverso un intricato sistema meccanico, era capace di volare da ramo a ramo.

Il primo progetto documentato di automa programmabile risale ai primi anni del 1200, ad opera dell’Arabo Al-Jazari: una nave con quattro musicisti, in grado di assumere più di cinquanta movimenti facciali e del corpo durante ogni selezione musicale,  galleggiava su un lago per intrattenere gli ospiti alle feste di corte. Il suo meccanismo aveva una batteria di percussioni programmabile con pistoncini (camme) che battevano su piccole leve che operavano la percussione. Il suonatore di tamburi poteva eseguire differenti ritmi e differenti partiture, a seconda di come venivano spostati i pistoncini.

Al-Jazari inventò anche un automa per il lavaggio delle mani utilizzando per la prima volta il meccanismo di scarico utilizzato oggi per il vaso delle toilette. Si tratta di un automa con sembianze femminili con un bacile riempito d’acqua. Quando l’utilizzatore premeva la leva, l’acqua scorreva e l’automa riempiva nuovamente il bacile. La sua “fontana del pavone” era un altro dispositivo più sofisticato per il lavaggio delle mani fornito di automi umanoidi che offrivano sapone e asciugamani agli ospiti.

 

 

 

La passione e la conoscenza per i meccanismi, le stelle e gli automi si esprime, per Al-Jazari, nella sua opera più importante: il “libro della conoscenza degli ingegnosi dispositivi meccanici”, testo di importanza cruciale che parla di astrolabi, pompe idrauliche, orologi e molto altro e che ancora oggi è il fondamento per discipline come l’ingegneria meccanica: pesi, carrucole, manovelle, ruote dentate, tecnica di laminazione. Infiniti segreti di valore inestimabile erano scritti nero su bianco (a dir la verità dipinti, Al-Jazari era anche un artista, come lo fu Leonardo) mentre in Europa riscoprire ogni singolo progresso sarebbe costato decenni di tentativi e studi.

Nel 1500 il celeberrimo Leonardo Da Vinci realizzò il primo automa: un androide meccanico coperto da una corazza che aveva l’apparenza di un cavaliere e si muoveva effettivamente come un cavaliere. Assieme a questo, è famoso anche il leone di Leonardo, da lui solo disegnato, che è stato ricostruito in un museo francese. (video).

Nel 1742 Jacques de Vaucanson realizzò un vero e proprio automa flautista. Esso era capace di emettere aria dalla bocca e di muovere le dita. Ma l’invenzione che fece più scalpore fu quella dell’anatra: un’anatra meccanica che era in grado di bere, mangiare, nuotare ed emettere il classico suono della papera.

 

 

 

 

 

Nel 1770 Jacques Droz e Henri-Louis crearono un automa a forma di ragazzo che era capace di scrivere con una penna su di un foglio di carta appoggiato al tavolo.

Ma soffermandoci con più attenzione sull’antichità, e come antichità intendo il periodo precedente all’anno zero, troviamo meccanismi come “il calcolatore di Antikytera” e magari molti altri strumenti di cui il tempo ha fatto perdere le tracce o non ci sono rimaste fonti attendibili. Quelle poche fonti che abbiamo riguardo alle invenzioni meccaniche, ci testimoniano che ad esempio Erone (I secolo a.C.) fosse a conoscenza della forza del vapore con cui muoveva le sue macchine e che gli Egizi utilizzassero meccanismi idraulici per aprire le porte dei templi.

Possibile che magari gli antichi fossero più avanzati di noi in questo campo? In questo caso, gran parte dell’antichità andrebbe riscritta.

Dario De Cristofaro

con le aggiunte di Maury Crox

Buongiorno postumani. Comincio a pubblicare il primo articolo scritto INTERAMENTE da voi! Visto che il week-end è alle porte ho pensato di farvi cosa gradita scegliendo la recensione di un film che ancora non ho visto, ma che dalle tematiche trattate sembra decisamente postumanista! Ecco la recensione di Francesco:

“THE THIRTEENTH FLOOR”: L’INCARNAZIONE CYBERNETICA


Il film del regista Josef Rusnak, interpretato da Craig Bierko (Cinderella Man, Scary movie 4), Gretchen Mol (Girl 6- sesso al telefono, The Ten) e Vincent D’Onofrio, liberamente tratto dal romanzo “Simulacron-3” di Daniel F. Golouye, sebbene tratti come tema principale il rapporto tra la realtà virtuale e l’uomo, può dare spunti di riflessione su un tema per certi versi affine, ma sicuramente più interessante, e nello stesso tempo affascinante.

Già dal titolo, The Thirteenth floor “Il Tredicesimo Piano” gioca sulla non esistenza della realtà che ci viene mostrata. Infatti negli edifici, soprattutto nei grattacieli americani, non esiste il piano 13, per le implicazioni simboliche che esso comporta. Infatti secondo la religione il 13 rappresenterebbe la “Sommossa di Lucifero”, così come per altri rappresenta, legato al venerdì, un giorno di sventura, perché ricorda il giorno in cui è stata sciolta la congregazione dei templari.

Il film è ambientato a Los Angeles, alla fine del XX secolo. Dove in una azienda non precisata, un gruppo di tecnici informatici, capitanati dal proprietario dell’azienda Hannon Fuller (A. Muller-Stahl), ha creato un universo virtuale che riflette la vita della Los Angeles del 1937. I suoi abitanti, costituiti da unità cibernetiche autonome, credono di pensare e agire in una realtà vera. Fuller viene trovato ucciso in un vicolo e i sospetti ricadono sul suo assistente Douglas Hall, che si ritiene innocente. In questa sua ricerca per scagionarsi da questa accusa, Douglas farà una scoperta sconvolgente: la realtà della Los Angeles in cui vive è virtuale quanto quella creata artificialmente da loro.

Questo film, contemporaneo di Matrix (1999), più celebre capolavoro di A. Wachowski, è stato preso poco in considerazione dalla critica cinematografica e dal pubblico e forse è stato anche sottovalutato, infatti presenta un aspetto molto particolare.

Ciò che rende interessante questo film è la modalità di interfaccia che i tecnici informatici hanno con il mondo da loro creato. Infatti alcune unità cibernetiche sono configurate secondo le fattezze dei loro creatori, che possono prenderne il posto collegandosi al sistema attraverso un macchinario “fantascientifico” che attua lo scambio mentale tra essere umano e unità cibernetica.

Una particolarità ulteriore è data dal fatto che, qualora il soggetto collegato al sistema venga ucciso nel mondo virtuale, l’unità cibernetica prende il posto del’individuo in maniera definitiva dando vita ad una vera e propria “Incarnazione Cybernetica” nel mondo reale. Ciò accadrà al protagonista del film Douglas Hall, che dal suo mondo “virtuale” si ritroverà in un imprecisato futuro reale.

Come questo procedimento descritto sopra sia possibile il film non lo rivela. Tuttavia è possibile pensare che tutto ciò parta da questa domanda: E se il nostro cervello fosse semplicemente un complesso supporto organico di memoria equiparabile ad un hard disk o a una chiavetta USB?

D’altra parte se così fosse, basterebbe trovare il modo di immagazzinare la nostra mente (ricordi, sensazioni, sentimenti, persino la coscienza) su un supporto rigido e trasferirla in un corpo cibernetico; viceversa si avrebbe la possibilità di trasferire una “coscienza cybernetica” in un corpo organico ricostruito in laboratorio attraverso l’ingegneria genetica.

Un film che fa riflettere, sicuramente da vedere, che pone degli interrogativi importanti su cosa significhi “essere umano”, “macchina”, “robot” o “cyborg”. Interrogativi etici, morali, scientifici che inquietano, spaventano e a volte disgustano, ma ai quali la comunità presente e futura non può sottrarsi se vuole entrare in una nuova era: un’epoca che potrebbe diventare l’era dell’ “Incarnazione Cybernetica” e della “Meccanizzazione della coscienza”.

Ricevo molte segnalazioni e link da parte vostra. Per il momento mi limito a pubblicare quelle più inerenti al nostro blog.

Il filmato che segue mi è stato inviato da Matteo Piergianni e riguarda un progetto sviluppato dall’ Ishikawa Komuro Laboratory dell’Università di Tokyo.

Si tratta di una “high-speed robot hand”, una mano robot velocissima, in grado di compiere impressionanti azioni di abilità e destrezza con una precisone che lascia a bocca aperta. Per apprezzare la sua straordinaria capacità, bisogna vedere il filmato in super slow motion.

Il video è abbastanza tecnico, ma vi garantisco che la parte del palleggio e il momento in cui la mano lancia in aria un cellulare e lo riafferra sono davvero sbalorditivi!

Tutti abbiamo il ricordo di C-3PO, l’androide dorato di Star Wars, che parlava fluntemente 6 milioni di lingue…

Da oggi anche in Italia ognuno può avere il proprio robottino-traduttore universale.

Sto parlando di Google Traduttore, la versione italiana di Google Translate, che finalmente ha creato una sua applicazione ufficiale per iPhone e iPad.

Google Traduttore è un’app gratuita che traduce simultaneamente il linguaggio vocale e scritto in maniera perfetta in 55 lingue, trascrive anche in caratteri originali cinesi e giapponesi. Molte altre applicazioni usano il motore creato da Google, ma questa è indubbiamente la migliore.

Se non avete uno smartphone potete comunque usare la versione sul web (senza il riconoscimento vocale).

L’ho provata e devo dire che è impressionante. Funziona egregiamente.

Grazie a Franco Fiori, per la segnalazione.

Di seguito il video che vi spiega come funziona la versione web: