Archivio per aprile, 2011

In un uso reale del paradosso teoretico del gatto di Schrödinger, alcuni ricercatori hanno dichiarato di essere stati in grado di trasferire istantaneamente una serie complessa di informazioni quantistiche, preservando la loro integrità! Le informazioni, sotto forma di luce, sono state manipolate in modo tale da esistere in due stati differenti simultaneamente. Sono state distrutte in un punto e ricreate in un altro. La nuova sensazionale scoperta è un passo in avanti fondamentale verso la costruzione di computer quantistici sicuri ed efficaci.

Nessun felino è stato sacrificato per la realizzazione di questo esperimento :-). Sono stati usati pacchetti d’onda di luce in uno stato di sovrapposizione quantica, cioè che esiste in due diverse fasi contemporaneamente. Questo fenomeno è descritto nell’esperimento mentale di Erwin Schrodinger, in cui un gatto è contemporaneamente vivo e morto, a seconda dello stato di una particella subatomica.

In questo nuovo esperimento, i ricercatori di Australia e Giappone sono stati in grado di trasferire l’informazione quantistica da un luogo all’altro senza doverla spostare fisicamente. E ‘stata distrutta in un posto e istantaneamente risorta in un altro, “viva” come prima e immutata. Questo è un enorme passo in avanti, visto che gli esperimenti di teletrasporto precedenti erano molto lenti e causavano la perdita di alcune informazioni.

Il team ha utilizzato una serie sbalorditiva di tecniche di manipolazione quantistica per raggiungere questo obiettivo. La foto sopra ritrae il loro dispositivo, soprannominato Teleporter, nel laboratorio di Akira Furusawa presso l’Università di Tokyo.

I risultati aprono la strada alla trasmissione di informazioni ad alta velocità ed alta fedeltà, secondo Elanor Huntington, professoressa presso l’Università di New South Wales in Australia, che faceva parte dello studio. “Se siamo riusciti a fare questo, possiamo realizzare praticamente qualsiasi forma di comunicazione attraverso la tecnologia quantistica”, ha detto in un comunicato stampa.

Huntington ha spiegato il funzionamento dei computer quantistici: “Invece di utilizzare gli uno e gli zero, i computer quantistici memorizzano i dati come qubit, che rappresentano uno e zero simultaneamente. Questa sovrapposizione consente ai computer di risolvere problemi multipli contemporaneamente. Questo nuovo e più veloce processo di teletrasporto permette agli scienziati di spostare blocchi di “informazione quantistica” all’interno di un computer o attraverso un network.”

Per capire l’eccezionale importanza dell’obiettivo raggiunto da questi scienziati, bisogna sottolineare che solo pochi anni fa la manipolazione controllata di oggetti quantistici era considerata impossibile…

I risultati sono stati pubblicati ieri sulla rivista Science.

Nel 2002, Steven Spielberg, con il film Minority Report ci aveva mostrato un assaggio di come potrebbe diventare il mondo in un futuro non troppo lontano.

La trama raccontava di un’unità speciale denominata ‘PreCrime’, in grado di prevedere quando stava per essere commesso un omicidio, dando la possibilità alla polizia di catturare i potenziali criminali prima che eseguissero l’atto.

Una delle invenzioni più intriganti del film era la pubblicità in grado di riconoscere i passanti interagendo con loro, chiamandoli per nome.

“John Anderton!” urla la pubblicità a Tom Cruise. “Potresti farti una Guinness, proprio adesso!”

E mentre Anderton cammina, la pubblicità lo chiama per nome da ogni parte. Ecco la scena:

Il film era ambientato nel 2054, ma una nuovo rapporto scritto dal Centre for Future Studies britannico, prevede che molto presto avremo annunci come quelli che avete appena visto. La rivoluzione pubblicitaria potrebbe avvenire entro i prossimi 12 mesi!

Il loro studio – commissionato da 3M|GTG, azienda leader nel settore dell’ingegneria software e hardware specializzata nella pubblicità digitale – svela il primo passo verso messaggi pubblicitari che si adattano ai nostri stati d’animo.

La tecnologia è stata soprannominata ‘Gladverts’ dagli autori del rapporto. Usa il software di riconoscimento emozionale (emotion recognition software ERS), in grado di sapere se sei felice o triste e ti propone un annuncio personalizzato, in base a come ti senti in quel momento.

In Giappone, la NEC ha già sviluppato un sistema che riconosce il sesso di una persona, fa una stima della sua età, e crea un messaggio pubblicitario adatto al suo target.

Ora questa pubblicità mirata farà un passo avanti. Non solo conoscerà il tuo umore, il tuo sesso e la tua età. Attraverso le informazioni archiviate dai social network, saprà anche quali sono le tue abitudini e i tuoi interessi.

“Steven Spielberg si è sbagliato”, ha dichiarato Daniel Steinbichler, l’amministratore delegato di 3M|GTG. “La pubblicità sarà più avanzata di quella immaginata dal regista. Invece di limitarsi a riconoscere i consumatori in base al nome, la tecnologia gladvertising permetterà alle varie marche di offrire esperienze interattive direttamente con il singolo consumatore, entro il 2012.”

Ancora una volta abbiamo raggiunto la fantascienza. A me fa un po’ paura…

due importanti aggiornamenti

Pubblicato: 12/04/2011 in Uncategorized

Ciao a tutti cari postumani.

Sono tornato alla realtà. Vi ringrazio ancora per l’attenzione che avete dedicato alla lettura del racconto del mio viaggio in Nepal. E’ stato sorprendente vedere con quanta passione avete discusso e commentato gli articoli. Ho letto ogni vostra parola. Le persone che frequentano questo cyber spazio si distinguono per sensibilità e intelligenza. Vi ringrazio uno ad uno. Avete reso indissolubile il legame tra di noi e posso dire quanto sia orgoglioso di questo rapporto.

Da domani riprenderò la normale opera di divulgazione dei temi trattati in postumano, ma prima vi devo raccontare due cose:

  • il blog di cbm dedicato al viaggio in Nepal rimane aperto. Abbiamo passato questo week end a rivedere le immagini girate dal regista Alesandro Zanoli e sono finalmente in grado di mostrarvi il video racconto dei miei 7 giorni in Nepal. Da domani vedrete delle clip, quelle che non sono riuscito a caricare sul blog a causa della mancanza di connettività. I filmati sono davvero belli. Ne metteremo uno al giorno a questo indirizzo: blog.cbmitalia.org. E’ una sorta di anticipazione del video ufficiale che presenteremo nella seconda metà del 2011.
  • la seconda notizia riguarda Mistero. Da oggi sul portale di mediaset troverete contenuti inediti e originali creati appositamente per il web. In attesa della prossima edizione televisiva, se volete, potete seguire nuove clip che trattano i temi della trasmissione. Li presenterò ogni settimana. Per vedere i primissimi filmati cliccate qui. Ho messo il link anche a sinistra. Visto che continuano ad arrivare richieste e segnalazioni, non perdete l’occasione di rimanere in contatto con noi. Analizzeremo i vostri casi.

Sono sicuro che gradirete…

Postumano torna domani.

Daniele

 

 

Sono di ritorno dal Nepal, in volo sull’aereo, a due ore da Milano. Prendo l’iPad e comincio a fare un veloce montaggio. Ho bisogno di registrare le mie emozioni prima che si dissolvano nella routine. Vorrei rivolgermi ai miei compagni di viaggio: Laura e Tiziana, Ale e Luciano, Dinesh e Silvana. Questo è per voi:

E’ raro mettere insieme un gruppo e sentire l’armonia fluire al suo interno, eppure a noi è successo. È banale dire che siete persone straordinarie, ma ringrazio ognuno di voi per la lezione di vita che mi ha trasmesso. L’entusiasmo, la professionalità, l’esperienza, la capacità organizzativa, ma soprattutto l’umanità che avete dimostrato sul campo è un esempio per la nostra civiltà. Il mondo intero avrebbe tanto bisogno di più persone come voi, ammirevoli nella rettitudine dei princìpi e nella solidarietà sconfinata. Per sette giorni mi avete liberato da tutte le inutilità della nostra società e mi sono sentito nudo e fragile. Mi avete fatto piangere a dirotto e ridere a crepapelle. Mi avete fatto vedere che davvero avete un cuore grande, gonfio di pura sensibilità e vi ringrazio anche a nome di chi ignora i vostri sforzi, perchè l’amore verso le persone in difficoltà è sicuramente il più nobile dei sentimenti. Io vi ho visto in azione, io sono stato testimone del vostro operato, io ho osservato da vicino chi siete e cosa fate esattamente e in qualità di divulgatore sento il dovere di gridare agli altri che esistete, che la compassione non si è estinta e che c’è ancora chi combatte schierato con l’esercito del Bene. Spero di essermi guadagnato un posto di combattente tra le vostre fila. Per me voi tutti siete degli angeli, venuti sulla Terra per aiutarla a riemergere.

Vi voglio tanto bene e non dimenticherò mai l’esperienza che mi avete regalato. Sappiate che mi avete cambiato la vita. Siete tutti nel mio cuore.

Con la più grande stima,

Daniele


7 giorni. Solo. Sembra che sia passato un mese. Ho fatto così tante cose che il tempo si è dilatato. E’ giunta l’ora di partire.

Guardo la mia valigia aperta sul letto. Sembrano le fauci di un ippopotamo mentre sbadiglia. Tutt’attorno magliette sporche e sudate, calzini sparpagliati, mutande, libri e tanti fogli e foglietti.

La valigia del ritorno è sempre più semplice. Basta accartocciare tutto e spingere con forza.

Metto sul computer “Saturday Sun” di Nick Drake e comincio a sistemare la mia roba. Alla fine ho usato tutto. Avevo paura di aver portato troppo, invece no. L’unica cosa che non ho usato sono le scarpe di riserva. Adesso so che ne basta un paio solo, da trekking.

Non ho voglia di fare foto. Non ho voglia di registrare questo momento. Non ho voglia di andarmene.

Vi basti sapere che sono nella mia stanza in un hotel di Kathmandu, con un asciugamano attorno alla vita, con la finestra aperta su un parco pieno di scimmie, con una giornata stupenda.

Mi devo muovere perchè gli altri mi aspettano. Mi vesto velocemente e controllo di non aver dimenticato nulla. Mi guardo allo specchio e vedo qualcosa che si muove velocemente alle mie spalle. Mi giro di scatto e trovo una foglia sul letto. La raccolgo e cerco di capire cosa mi sta dicendo il destino. Secondo me è un segno. Guardo le tende ondeggiare… E’ il vento che mi saluta.

Esito ancora un attimo, poi mi infilo lo zaino in spalla, prendo la valigia e apro la porta. Arrivederci Nepal.

Ho ancora molte cose da dirvi. Ci sentiamo dopo.

Ho un grande rispetto per la cultura e le tradizioni ultra millenarie, ma la condizione femminile in Nepal è scandalosa. Le donne hanno ben pochi diritti. Sono nate per lavorare e servire l’uomo. Non vanno a scuola e non vengono istruite perché non avrebbe senso. Quello che devono imparare glielo può insegnare la mamma. Sono a tutti gli effetti degli esseri inferiori.

Ecco la dimostrazione. Tre donne che fanno i muratori:

Quando nasce una femmina è già un motivo di dispiacere per la famiglia, ma quando nasce una bambina disabile, allora è una vera tragedia. Sono considerate degli esseri spregevoli, inutili, una vergogna, dei mostri da nascondere, a cui è negato ogni tipo di diritto.

Vengono chiuse in casa e diventano un peso insopportabile per chi abita con loro perché non lavorano. Nelle condizioni di povertà in cui si trova il Nepal, quando una famiglia ha due figli, uno sano e uno disabile, a chi pensate venga dato il poco cibo disponibile? Per questo motivo molte bambine con problemi fisici o mentali muoiono per denutrizione.

Oltre ai maltrattamenti inflitti alle donne disabili, anche la stessa famiglia può ricevere delle minacce. Per capire i motivi bisogna sapere che le due religioni principali del Nepal (induismo e buddismo), prevedono precise regole di reincarnazione e karma. Il karma è la legge di causa ed effetto. Per ogni azione c’è una conseguenza. Se una persona rinasce in questa vita con delle diversità è per colpa del suo cattivo karma. Vuol dire che nella vita precedente ha fatto qualcosa di malvagio, quindi è considerato un demone che deve scontare la sua pena. Se i genitori, per amore istintivo, proteggono o aiutano il proprio figlio disabile sono altrettanto colpevoli.

La femmina disabile è il gradino più basso dell’esistenza umana. Il peggio del peggio. Delle creature ignobili, indegne, abiette. Non trovo altre parole per farvi capire il disprezzo che provano nei loro confronti.

Ora che sapete quanto sia infelice la loro esistenza, vi racconto la storia di Mina, una ragazza nepalese con gravi malformazioni alla colonna vertebrale, in pratica uno dei “demoni” che vi ho appena descritto. Mina arriva da un villaggio sperduto (come quelli che ho visitato nei giorni scorsi), nata da due genitori poverissimi. Quando i “medici” del villaggio l’hanno visitata hanno diagnosticato che non avrebbe avuto scampo e sarebbe morta all’età di otto anni. I genitori non dovevano preoccuparsi più di tanto, presto se ne sarebbero sbarazzati tranquillamente. Per loro era un grande sollievo!

Passano gli anni, ma Mina non muore. I genitori cominciano a preoccuparsi (!) perché la gente del villaggio è spazientita da quella scomoda presenza e iniziano a minacciarli. La mamma non regge la pressione e scappa. Di lei non si hanno più notizie.

Mina però ha un fratello più piccolo di lei di tre anni che chiede di essere accudito. Vuole essere accompagnarlo a scuola e ogni giorno impiegano un’ora e mezza di cammino per raggiungere l’aula. I sentieri sono impervi e le difficoltà motorie di Mina rallentano la marcia, ma il fratello l’aiuta portandola anche in spalla quando devono guadare il fiume, soprattutto nella stagione dei monsoni, quando le piene rendono impossibile per lei un attraversamento con le proprie gambe.

Passano gli anni e Mina riesce a sopravvivere. Ogni giorno assiste alle lezioni e impara a leggere e scrivere, senza ricevere un’istruzione diretta, ignorata da tutti e senza la minima considerazione dell’insegnante. La bimba ufficialmente non è iscritta a scuola, è solo un’accompagnatrice, e poi sarebbe stato inutile perché era destinata a morire subito. Ma la sua forza di volontà la spinge ad andare avanti.

Mina è una sovversiva. La sua tenacia la spinge anche oltre i limiti di suo fratello che non riesce a passare l’esame per entrare alle superiori. Allora comincia a prendere coscienza delle sue potenzialità, riesce ad iscriversi, completa gli studi nella high scool e con coraggio lascia il villaggio in cui è tanto odiata per andare a Kathmandu. Lì incontra il suo destino.

A Kathmandu infatti c’è il NDWA, Nepal Disabled Women Association. E’ un centro di accoglienza per donne con disabilità fisica e mentale, problemi di integrazione sociale e vittime di violenze e stupri. Per molti è un vero covo di mostri, dove regna il male. Sono tollerate a fatica e ogni tanto qualcuno chiede che il centro venga chiuso immediatamente.

All’interno di questo centro si formano gruppi di auto sostegno. Le donne disabili vengono preparate per essere inserite e accettate nella società. Vengono educate e valorizzate per le capacità che possono offrire. Riescono così ad imparare nuovi mestieri e partecipano a training specifici per acquistare fiducia e imparare le tecniche gestionali che permettono alle stesse donne di auto amministrarsi. Diventano protagoniste della propria vita, con un ruolo di rilievo per la comunità che le ha sempre emarginate!

Mina ha trovato il suo scopo. Decide di impegnare tutte le sue energie nella divulgazione di questo ambizioso progetto e così diventa la program manager project CBM, responsabile della realizzazione dei programmi di CBM all’interno della NDWA.

Mi racconta tutto questo seduti nel suo ufficio nel centro di Kathmandu, in un palazzo accogliente, sorseggiando una tazza di Masala Tea, il loro delizioso tè allo zenzero allungato con il latte e mangiando uva. Mi illustra nel dettaglio tutti gli obiettivi della NDWA e gli sforzi necessari per completare l’opera. Io rimango affascinato da questa operazione, dall’entusiasmo che mi trasmette Mina, dalla luce che emanano i suoi occhi, nonostante le umiliazioni e le difficoltà più estreme che ha passato.

Parliamo del futuro, della voglia di espansione, delle città nepalesi in cui sono nati altri centri analoghi, di come si stiano espandendo grazie all’informazione, di come sia difficile fare sapere alle donne che hanno dei diritti, quando vivono in un villaggio sperduto.

A questo punto le faccio una domanda: “Mina, sei più tornata al tuo villaggio?”.

Lei mi risponde: “Certamente. Adesso che sanno cosa faccio hanno tutti cambiato idea su di me. Sono diventata un simbolo, un esempio da seguire e anche le altre donne si stanno risvegliando. Per me è una rivincita.”

“E la tua famiglia?”

“Mio fratello è rimasto al villaggio. Io adesso sono sposata e ho un meraviglioso figlio di 5 anni. Sono felice e soddisfatta. Mio marito mi ama e la mia vita viaggia a gonfie vele.”

Alla faccia di chi la vedeva morta a 8 anni…

 

Bene. Adesso che avete letto la sua storia vi chiedo una cosa. Come vi immaginate le donne disabili che si auto sostengono? Io devo ammettere che quando le ho conosciute sono rimasto sconvolto. Perchè? Bè, preparatevi, vi faccio vedere le foto di questi esseri immondi, di questi demoni, di questi mostri.

Ecco la protagonista. Mina:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E ora che che avete preso paura, state attenti alle prossime agghiaccianti immagini. Le altre ragazze del NDWA. Tutte disabili e rifiutate dalla società!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due donne incredibili: Mina e Silvana, le responsabili di CBM per il progetto NDWA. Meritano tutto il rispetto del mondo!

due ore da turista

Pubblicato: 06/04/2011 in viaggio in Nepal con CBM

Con i vostri commenti mi avete regalato grande gioia. Grazie. Grazie di cuore.

Ci siamo spostati a Kathmandu. E’ un altro posto magico, anch’esso pieno di contraddizioni. Il primo aspetto che mi ha colpito è proprio la bellezza di alcuni templi e palazzi storici affiancata al più completo degrado. I rifiuti sono ovunque, il fiume è usato come discarica, e si cammina tra vacche, scimmie, cani e gatti.

La corrente elettrica è erogata solo in alcune ore della giornata e se si entra nei negozi dopo il tramonto, bisogna osservare la merce con le pile! Alcuni usano dei generatori, ma se pensate che questa è la capitale del Nepal, potete immaginare la povertà nel resto del paese.

Eppure mi piace tantissimo. C’è un caos surreale e arrivando in taxi sono stato in silenzio ad osservare questo mondo per me nuovo. Il traffico è impressionante. I clacson vengono usati in continuazione, sono una specie di segnalatore di posizione perchè le normali regole non vengono rispettate: contromano, sorpassi impossibili, manovre azzardate e congestione totale sono la normalità. Molti usano delle mascherine per il fortissimo inquinamento.

Dedico la mattinata ad un tranquillo giro turistico. Nel pomeriggio avrò un appuntamento importante. Ve lo racconterò nel prossimo post che vi consiglio di non perdere. Adesso vado a fare un po’ di shopping al mercato: Buddha, collanine, e canchiglieria varia. Insomma per un paio di ore farò il vero turista. Quindi eccovi le foto: