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Addio Steve

Pubblicato: 06/10/2011 in documentari, film, invenzioni

Steve Jobs è morto. Tutto il mondo ne parla. Tutto il “nuovo” mondo. Quello da lui ideato.

Sto scrivendo utilizzando una sua macchina, la musica fa da sottofondo attraverso una sua invenzione, ho in tasca un altro device da lui creato e guardo una sua foto su uno schermo con la cornice bianca, l’ultimo tablet da lui lanciato.

Non mi sono mai reputato un fanboy della Apple, ma da appassionato tecnologico mi rendo conto di quanto nell’ultimo decennio la mela morsicata mi abbia accompagnato nell’esperienza quotidiana. E come l’abbia cambiata. In meglio.

Pur avendo letto diverse biografie su Steve Jobs non ripeterò qui quello che potete trovare in abbondanza in rete. La cronologia della sua vita e delle sue rivoluzioni merita uno studio approfondito. E’ talmente ricca di episodi illuminanti che vi invito a dedicare il tempo necessario per poter compiere delle riflessioni personali.

Io ci sto riflettendo da stamattina. Da quando ho appreso la triste notizia e la colazione non voleva andare giù, per il groppo in gola. Ho letto gli articoli delle prime pagine online di molte testate giornalistiche italiane e straniere. Ho guardato i commenti che aumentavano di numero minuto dopo minuto. Ho sentito le lacrime che mi salivano inarrestabili e mi sono messo a piangere.

Steve Jobs è stato il più grande guru tecnologico dell’era moderna. Ha fatto evolvere la comunicazione umana e ha segnato il primo vero grande passo verso l’ibridazione uomo-macchina. Grazie a lui i computer sono più amichevoli, utili e comprensibili.

Grazie Steve,
riposa in pace

Daniele

Se non l’avete già visto, è d’obbligo il film “I pirati della Silicon Valley”. Il video è appena stato rimosso da youtube… Cercatelo altrove, lo troverete facilmente!

 

L’altro documento obbligatorio è il suo “testamento” lasciato alle nuove generazioni durante il celeberrimo discorso di Stanford nel 2005. Rimarrà per sempre nella storia:

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Buongiorno cari postumani. Sapete cosa sono i Gynoid? Sono le femmine degli androidi (dal greco gyne – donna). A quanto pare in giappone si stanno impiegando molte risorse per la creazone di questi esemplari, che mese dopo mese diventano sempre più evoluti e numerosi… Chissà se ha qualche relazione antropologica con la crescente emancipazione femminile?! 🙂

In questi giorni ho ricevuto delle email da Steve74, il quale mi ha proposto di parlare di questo incredibile argomento. Ovviamente il tema è molto vasto e lo riprenderemo spesso nelle prossime settimane.

Steve cita un film a cui sono molto affezionato, perchè durante l’infanzia mi accese l’immaginazione e la passione per la tecnologia. Forse, se ho creato questo blog, è in parte anche per merito di quel film. Le nuove generazioni quasi sicuramente non lo conosceranno, quindi mi permetto di consigliarvelo calorosamente.

Come sempre, leggiamo e pensiamo. Steve74 ci chiede:

Androidi..quanto manca ancora?

Nel 1973 usciva un film capolavoro Il mondo dei robot (Westworld), dove si raccontava di un parco a tema in cui i facoltosi turisti potevano vivere un’esperienza altamente immersiva in tre mondi: antica roma, medioevo e far west. E’ stato il primo film in cui si è utilizzata la computer-grafica per i suoi effetti speciali e per la prima volta la definizione “virus” veniva riferita ad un malfunzionamento dei computer.

Yul Brynner vestiva i panni di un androide che, prevaricando i limiti del proprio programma di controllo, si ribellava ai suoi creatori arrivando ad uccidere. Il mondo dei robot non solo ci mostra una realtà popolata da androidi, ma ci propone anche il problematico confronto tra esseri umani e non umani.

Rivedendo questo film, ambientato nell’anno duemila, mi sono domandato se il regista e sceneggiatore Michael Crichton si fosse sbagliato di molto sul periodo storico in cui questi esseri non biologici vedranno effettivamente la luce. Quanto manca ancora al momento in cui potremo decidere di utilizzare la nostra carta di credito per portarci a casa un nostro simulacro artificiale?

Prima che sul vostro viso si formi un sorriso scettico lasciate che vi dica: forse meno di quanto crediate!
Certo parlando di intelligenza artificiale siamo agli albori, anche se la tecnologia ci ha dimostrato ampiamente di evolvere a ritmi vertiginosi, ma parlando dell’aspetto meccanico, diciamo dell’hardware, le cose sono un po’ differenti.
Attraverso alcuni video vi mostrerò che il futuro forse è piu vicino di quanto pensiate.

I tre video che seguono sono modelli gynoid tra i più evoluti in questo momento e come potrete notare siamo indubbiamente a buon punto…

Il primo video ci mostra il modello Repliee Q1

Nel secondo possiamo osservare il modello Actroid DER2

Il terzo mostra le potenzialità del modello HRP-4c

Cosa ne pensate dunque? Ne siete rimasti affascinati, sbigottiti o forse infastiditi? Per quel che mi riguarda una domanda continua a martellarmi: a cosa porterà tutto questo?

Saluti,

Steve74

Buongiorno postumani. Comincio a pubblicare il primo articolo scritto INTERAMENTE da voi! Visto che il week-end è alle porte ho pensato di farvi cosa gradita scegliendo la recensione di un film che ancora non ho visto, ma che dalle tematiche trattate sembra decisamente postumanista! Ecco la recensione di Francesco:

“THE THIRTEENTH FLOOR”: L’INCARNAZIONE CYBERNETICA


Il film del regista Josef Rusnak, interpretato da Craig Bierko (Cinderella Man, Scary movie 4), Gretchen Mol (Girl 6- sesso al telefono, The Ten) e Vincent D’Onofrio, liberamente tratto dal romanzo “Simulacron-3” di Daniel F. Golouye, sebbene tratti come tema principale il rapporto tra la realtà virtuale e l’uomo, può dare spunti di riflessione su un tema per certi versi affine, ma sicuramente più interessante, e nello stesso tempo affascinante.

Già dal titolo, The Thirteenth floor “Il Tredicesimo Piano” gioca sulla non esistenza della realtà che ci viene mostrata. Infatti negli edifici, soprattutto nei grattacieli americani, non esiste il piano 13, per le implicazioni simboliche che esso comporta. Infatti secondo la religione il 13 rappresenterebbe la “Sommossa di Lucifero”, così come per altri rappresenta, legato al venerdì, un giorno di sventura, perché ricorda il giorno in cui è stata sciolta la congregazione dei templari.

Il film è ambientato a Los Angeles, alla fine del XX secolo. Dove in una azienda non precisata, un gruppo di tecnici informatici, capitanati dal proprietario dell’azienda Hannon Fuller (A. Muller-Stahl), ha creato un universo virtuale che riflette la vita della Los Angeles del 1937. I suoi abitanti, costituiti da unità cibernetiche autonome, credono di pensare e agire in una realtà vera. Fuller viene trovato ucciso in un vicolo e i sospetti ricadono sul suo assistente Douglas Hall, che si ritiene innocente. In questa sua ricerca per scagionarsi da questa accusa, Douglas farà una scoperta sconvolgente: la realtà della Los Angeles in cui vive è virtuale quanto quella creata artificialmente da loro.

Questo film, contemporaneo di Matrix (1999), più celebre capolavoro di A. Wachowski, è stato preso poco in considerazione dalla critica cinematografica e dal pubblico e forse è stato anche sottovalutato, infatti presenta un aspetto molto particolare.

Ciò che rende interessante questo film è la modalità di interfaccia che i tecnici informatici hanno con il mondo da loro creato. Infatti alcune unità cibernetiche sono configurate secondo le fattezze dei loro creatori, che possono prenderne il posto collegandosi al sistema attraverso un macchinario “fantascientifico” che attua lo scambio mentale tra essere umano e unità cibernetica.

Una particolarità ulteriore è data dal fatto che, qualora il soggetto collegato al sistema venga ucciso nel mondo virtuale, l’unità cibernetica prende il posto del’individuo in maniera definitiva dando vita ad una vera e propria “Incarnazione Cybernetica” nel mondo reale. Ciò accadrà al protagonista del film Douglas Hall, che dal suo mondo “virtuale” si ritroverà in un imprecisato futuro reale.

Come questo procedimento descritto sopra sia possibile il film non lo rivela. Tuttavia è possibile pensare che tutto ciò parta da questa domanda: E se il nostro cervello fosse semplicemente un complesso supporto organico di memoria equiparabile ad un hard disk o a una chiavetta USB?

D’altra parte se così fosse, basterebbe trovare il modo di immagazzinare la nostra mente (ricordi, sensazioni, sentimenti, persino la coscienza) su un supporto rigido e trasferirla in un corpo cibernetico; viceversa si avrebbe la possibilità di trasferire una “coscienza cybernetica” in un corpo organico ricostruito in laboratorio attraverso l’ingegneria genetica.

Un film che fa riflettere, sicuramente da vedere, che pone degli interrogativi importanti su cosa significhi “essere umano”, “macchina”, “robot” o “cyborg”. Interrogativi etici, morali, scientifici che inquietano, spaventano e a volte disgustano, ma ai quali la comunità presente e futura non può sottrarsi se vuole entrare in una nuova era: un’epoca che potrebbe diventare l’era dell’ “Incarnazione Cybernetica” e della “Meccanizzazione della coscienza”.