Archivio per febbraio, 2011

La tecnologia militare rimane uno dei settori in cui si investono più soldi per le ricerche scientifiche. Purtroppo è così. Il lato positivo è che spesso le invenzioni militari vengono poi adattate per l’utilizzo nei più svariati ambiti, compreso quello medico.

E’ il caso degli esoscheletri. Strutture cibernetiche da applicare al proprio corpo, in grado di potenziarne la forza fisica e la resistenza. I soldati che montano un esoscheletro possono ad esempio scalare senza fatica le montagne dell’Afghanistan con addosso il loro equipaggiamento completo di anfibi, mimetica, zaino (solo quello arriva a pesare fino a 50 chili!), elmetto e fucile.

Questi incredibili esoscheletri ricordano diversi film di fantascienza, in cui si vedono gli space-marines combattere muovendo il proprio corpo in maniera naturale, ma con una potenza distruttiva impressionante.

Bene. Dal 2007 sono diventati realtà.

Numerose aziende americane e giapponesi hanno prodotto svariati modelli e di seguito vedrete una veloce carrellata dei prototipi più significativi, che nel frattempo hanno già raggiunto la seconda o la terza generazione di sviluppo. E’ vero, l’applicazione militare degli esoscheletri fa paura, ma quella medica accende molte speranze.

Ancora una volta la tecnologia è al servizio dell’uomo per distruggere o per aiutare… Dipende solo dall’utilizzo che ne facciamo!

Per le caratteristiche tecniche, i dettagli e gli eventuali prezzi vi invito ad andare sui siti dei produttori.

Cominciamo dal modello HULC, progettato dalla Berkeley Robotics & Human Engineering Laboratory :

Un altro modello delle Berkeley, si chiama EXO HIKER :

Un attore del film Iron Man 2 prova il modello XOS 2 progettato dalla Raytheon:

Ora il mio modello preferito (sembra uscito da Tron). Si chiama HAL 3, progettato dal professor Yoshiyuki Sankai della Tsukuba University e realizzato dalla Cyberdyne Inc:

il progetto HAL è usato anche per le persone con problemi di deambulazione:

La HONDA non rimane a guardare e dopo aver realizzato il famoso robot ASIMO, si dedica alla mobilità, non con le automobili, ma con il BODYWEIGHT SUPPORT ASSIST:

Infine l’israeliana Argo si dedica completamente ai problemi di mobilità con il suo REWALK:

Questo è uno degli argomenti che avevo nel “cassetto” prima di cominciare con il progetto postumano. Avete visto solo alcuni modelli di esoscheletro. Penso che sia un’invenzione epocale. Seguiremo insieme tutte le novità. Grazie alle persone che mi hanno scritto per parlarne, in particolare a Matteo Viazzo e Fabrizio Barbarino.

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Con questo articolo nasce una sinergia con il sito Estropico.org. Questo significa che da adesso in poi leggerete molti post in contemporanea. Sono molto contento. Primo perchè la numerosa commuity di postumano.com si avvale di un riconoscimento ufficiale da parte dei rappresentanti storici del transumanesimo in Italia, secondo perchè estropico rimane la parte istituzionale, mentre postumano quella divulgativa. I due ruoli sono indispensabili per una corretta diffusione delle notizie. E’  una mossa strategica importante. Inauguriamo così questa collaborazione:

2045: l’anno in cui l’uomo diventerà immortale

…o se non altro due segnali che questi temi, di nicchia fino a solo qualche anno fa, stanno finalmente raggiungendo il grande pubblico.

Ciao a tutti, mi chiamo Fabio Albertario, gestisco da ormai dieci anni esatti un sito che si occupa di postumano (Estropico.org) e sono uno dei co-fondatori del Network dei Transumanisti Italiani. Il mio interesse per questi temi è cominciato verso la fine degli anni ’80, quando ho scoperto la life-extension (il neologismo italiano ‘longevismo’ allora non esisteva ancora) ed è esploso quando, nei primi anni ’90, mi sono imbatutto nel testo che ha lanciato la nanotecnologia esplorandone le potenzialità: Engines of Creation di Eric Drexler (che ora trovate tradotto proprio su Estropico). A quei tempi le uniche presenze online su questi temi erano un paio siti americani e l’idea che un giorno sarebbero finite sulle copertine di pubblicazioni come Time e l’Economist sembrava… fantascienza! Eppure, è quello che è successo in questi giorni (e che sta succedendo sempre più spesso). Ed era ora, perché l’impatto di queste tecnologie è potenzialmente enorme ed entrare nell’era del postumano ad occhi chiusi è il rischio più grave all’orizzonte…

L’articolo dell’Economist (‘Stampami uno Stradivari. Come una nuova tecnologia manifatturiera cambierà il mondo’, Print me a Stradivarius) si occupa delle stampanti 3D – se non ne avete mai sentito parlare, ecco qualche articolo al proposito, con video, sul mio blog. Oggi questa tecnologia è ancora nei laboratori o nelle cantine dei geek, come i computer qualche decennio fa, ma una volta resa user-friendly potrebbe rivoluzionare il sistema produttivo globale. Immagina: hai bisogno di, per restare con l’esempio dell’Economist, un violino. Cerchi il software giusto sul web (free o a pagamento), lo scarichi, magari apporti qualche modifica e poi clicchi su ‘stampa’. La stampante 3D parte e qualche ora dopo la tua replica di uno Stradivari è pronta, fatta di resine che costano qualche Euro (ma non dimenticare il manuale di montaggio: in realà è probabile il tuo violino sarà stampato un componente alla volta). Il paragrafo finale dell’Economist la dice tutta: nessuno predisse l’impatto della macchina a vapore nel 1750, o della stampa nel 1450, o del transistor nel 1950, e oggi è impossibile prevedere la traettoria futura delle stampanti 3D. Ma questa tecnologia sta arrivando… Si noti come questa semplice, ma profonda, osservazione possa applicarsi non solo alle stampanti 3D, ma anche a Intelligenza Artificiale, nanotecnologie, biotecnologie, robotica – insomma, a tutte le tecnologie che fanno da apripista al postumano.

Il lungo e approfondito articolo di Time, invece, si occupa di Ray Kurzweil in occasione dell’uscita di Transcendent Man, un documentario a lui dedicato, e del concetto di ‘singolarità tecnologica‘: 2045, l’anno in cui l’Uomo diventa immortale (2045: The Year Man Becomes Immortal). Anche in questo caso non farò un riassunto, ma mi limeterò a selezionare qualche passaggio che racchiude in poche righe il tono e il ‘messaggio’ dell’articolo: fra cent’anni Kurzweil e Aubrey de Grey (il biogerontologo di punta che vuole sconfiggere l’invecchiamento) potrebbero esser visti come i padri fondatori del 22mo secolo, o le loro idee potrebbero essere diventate nient’altro che curiosità storiche. Nulla invecchia tanto rapidamente quanto il futuro… Ma anche se le loro visioni del futuro fossero completamente errate, hanno perfettamente ragione sul presente. Il singolaritarianismo affonda le proprie radici nell’idea che il cambiamento è in atto e che l’Umanità è responsabile del proprio destino. Kurzweil spesso cita come un tipico telefonino sia un milione di volte più piccolo e meno costoso del computer che lui usava, 40 anni fa, al MIT – e mille volte più potente. Saltando altri 40 anni nel futuro, che mondo troveremmo? Chi volesse cercare di immaginarlo dovrà pensare in modo profondamente innovativo. In altre parole, l’articolo del Time ci dice che se le idee di Kurzweil sembrano strane, è solo perché il futuro sarà strano…

Vi saluto segnalando che alcuni estratti da La singolarità è vicina, di Ray Kurzweil, sono online, su Estropico.

Buongiorno cari postumani. Sapete cosa sono i Gynoid? Sono le femmine degli androidi (dal greco gyne – donna). A quanto pare in giappone si stanno impiegando molte risorse per la creazone di questi esemplari, che mese dopo mese diventano sempre più evoluti e numerosi… Chissà se ha qualche relazione antropologica con la crescente emancipazione femminile?! 🙂

In questi giorni ho ricevuto delle email da Steve74, il quale mi ha proposto di parlare di questo incredibile argomento. Ovviamente il tema è molto vasto e lo riprenderemo spesso nelle prossime settimane.

Steve cita un film a cui sono molto affezionato, perchè durante l’infanzia mi accese l’immaginazione e la passione per la tecnologia. Forse, se ho creato questo blog, è in parte anche per merito di quel film. Le nuove generazioni quasi sicuramente non lo conosceranno, quindi mi permetto di consigliarvelo calorosamente.

Come sempre, leggiamo e pensiamo. Steve74 ci chiede:

Androidi..quanto manca ancora?

Nel 1973 usciva un film capolavoro Il mondo dei robot (Westworld), dove si raccontava di un parco a tema in cui i facoltosi turisti potevano vivere un’esperienza altamente immersiva in tre mondi: antica roma, medioevo e far west. E’ stato il primo film in cui si è utilizzata la computer-grafica per i suoi effetti speciali e per la prima volta la definizione “virus” veniva riferita ad un malfunzionamento dei computer.

Yul Brynner vestiva i panni di un androide che, prevaricando i limiti del proprio programma di controllo, si ribellava ai suoi creatori arrivando ad uccidere. Il mondo dei robot non solo ci mostra una realtà popolata da androidi, ma ci propone anche il problematico confronto tra esseri umani e non umani.

Rivedendo questo film, ambientato nell’anno duemila, mi sono domandato se il regista e sceneggiatore Michael Crichton si fosse sbagliato di molto sul periodo storico in cui questi esseri non biologici vedranno effettivamente la luce. Quanto manca ancora al momento in cui potremo decidere di utilizzare la nostra carta di credito per portarci a casa un nostro simulacro artificiale?

Prima che sul vostro viso si formi un sorriso scettico lasciate che vi dica: forse meno di quanto crediate!
Certo parlando di intelligenza artificiale siamo agli albori, anche se la tecnologia ci ha dimostrato ampiamente di evolvere a ritmi vertiginosi, ma parlando dell’aspetto meccanico, diciamo dell’hardware, le cose sono un po’ differenti.
Attraverso alcuni video vi mostrerò che il futuro forse è piu vicino di quanto pensiate.

I tre video che seguono sono modelli gynoid tra i più evoluti in questo momento e come potrete notare siamo indubbiamente a buon punto…

Il primo video ci mostra il modello Repliee Q1

Nel secondo possiamo osservare il modello Actroid DER2

Il terzo mostra le potenzialità del modello HRP-4c

Cosa ne pensate dunque? Ne siete rimasti affascinati, sbigottiti o forse infastiditi? Per quel che mi riguarda una domanda continua a martellarmi: a cosa porterà tutto questo?

Saluti,

Steve74

robot del passato

Pubblicato: 12/02/2011 in le vostre segnalazioni, robot

Dario De Cristofaro mi ha inviato una VELOCE rassegna di alcuni tra i più importanti automi del passato. E’ un modo divertente per capire la genialità di alcuni precursori tecnologici che erano riusciti a creare delle macchine così avanzate da risultare estranee al loro contesto storico. Vi invito ad aggiungere altri pezzi per completare questo magnifico puzzle sui “vintage-robots”…

Chi pensa che i robot siano un’invenzione recente, si sbaglia di grosso. Già a partire dagli antichi Greci, la conoscenza della meccanica ha portato alla creazione di macchine in grado di svolgere più o meno indipendentemente un lavoro al posto dell’uomo. Ovviamente questi robot non hanno nulla a che vedere con la robotica odierna basata su elettronica e informatica, bensì, attraverso la conoscenza della meccanica, grandi uomini sono riusciti a realizzare grandi cose.

L’inventore della meccanica fu Archita di Taranto, vissuto nel IV secolo a.C., il quale fu capace di realizzare una colomba in legno che, attraverso un intricato sistema meccanico, era capace di volare da ramo a ramo.

Il primo progetto documentato di automa programmabile risale ai primi anni del 1200, ad opera dell’Arabo Al-Jazari: una nave con quattro musicisti, in grado di assumere più di cinquanta movimenti facciali e del corpo durante ogni selezione musicale,  galleggiava su un lago per intrattenere gli ospiti alle feste di corte. Il suo meccanismo aveva una batteria di percussioni programmabile con pistoncini (camme) che battevano su piccole leve che operavano la percussione. Il suonatore di tamburi poteva eseguire differenti ritmi e differenti partiture, a seconda di come venivano spostati i pistoncini.

Al-Jazari inventò anche un automa per il lavaggio delle mani utilizzando per la prima volta il meccanismo di scarico utilizzato oggi per il vaso delle toilette. Si tratta di un automa con sembianze femminili con un bacile riempito d’acqua. Quando l’utilizzatore premeva la leva, l’acqua scorreva e l’automa riempiva nuovamente il bacile. La sua “fontana del pavone” era un altro dispositivo più sofisticato per il lavaggio delle mani fornito di automi umanoidi che offrivano sapone e asciugamani agli ospiti.

 

 

 

La passione e la conoscenza per i meccanismi, le stelle e gli automi si esprime, per Al-Jazari, nella sua opera più importante: il “libro della conoscenza degli ingegnosi dispositivi meccanici”, testo di importanza cruciale che parla di astrolabi, pompe idrauliche, orologi e molto altro e che ancora oggi è il fondamento per discipline come l’ingegneria meccanica: pesi, carrucole, manovelle, ruote dentate, tecnica di laminazione. Infiniti segreti di valore inestimabile erano scritti nero su bianco (a dir la verità dipinti, Al-Jazari era anche un artista, come lo fu Leonardo) mentre in Europa riscoprire ogni singolo progresso sarebbe costato decenni di tentativi e studi.

Nel 1500 il celeberrimo Leonardo Da Vinci realizzò il primo automa: un androide meccanico coperto da una corazza che aveva l’apparenza di un cavaliere e si muoveva effettivamente come un cavaliere. Assieme a questo, è famoso anche il leone di Leonardo, da lui solo disegnato, che è stato ricostruito in un museo francese. (video).

Nel 1742 Jacques de Vaucanson realizzò un vero e proprio automa flautista. Esso era capace di emettere aria dalla bocca e di muovere le dita. Ma l’invenzione che fece più scalpore fu quella dell’anatra: un’anatra meccanica che era in grado di bere, mangiare, nuotare ed emettere il classico suono della papera.

 

 

 

 

 

Nel 1770 Jacques Droz e Henri-Louis crearono un automa a forma di ragazzo che era capace di scrivere con una penna su di un foglio di carta appoggiato al tavolo.

Ma soffermandoci con più attenzione sull’antichità, e come antichità intendo il periodo precedente all’anno zero, troviamo meccanismi come “il calcolatore di Antikytera” e magari molti altri strumenti di cui il tempo ha fatto perdere le tracce o non ci sono rimaste fonti attendibili. Quelle poche fonti che abbiamo riguardo alle invenzioni meccaniche, ci testimoniano che ad esempio Erone (I secolo a.C.) fosse a conoscenza della forza del vapore con cui muoveva le sue macchine e che gli Egizi utilizzassero meccanismi idraulici per aprire le porte dei templi.

Possibile che magari gli antichi fossero più avanzati di noi in questo campo? In questo caso, gran parte dell’antichità andrebbe riscritta.

Dario De Cristofaro

con le aggiunte di Maury Crox

UOMO CONTRO MACCHINA

Pubblicato: 12/02/2011 in morale

L’amico Lancelot D’Arcadia è uno dei più attivi nei commenti di questo blog. Si fa portavoce dei dubbi e delle paure di molta gente che vede il futuro transumanista come una minaccia. Mi ha inviato un articolo. Questo blog nasce proprio per riflettere sui cambiamenti evolutivi in corso. Quindi vi invito a leggerlo e chiedo al nostro Bruno Lenzi, in qualità di rappresentante del Network dei Transumanisti Italiani, di controbattere eventuali inesattezze con un commento o con un nuovo articolo. Che il dibattito abbia inizio!

Transumanesimo: leggere attentamente le avvertenze, potrebbe provocare gravi effetti indesiderati!

di Lancelot D’Arcadia

Il mio ruolo in questo blog ha una funzione che potrebbe essere molto importante: quella della “controparte morale”.

Premetto che non sono a priori contrario alla filosofia transumanista, ma ritengo che essa debba essere accompagnata da dubbi e da approfonditi e personali esami di coscienza.

Come primo articolo, vorrei stimolarvi a porvi delle domande.

Iniziamo cercando di capire cosa significa davvero “essere transumanista”

Il termine “transumanesimo” venne coniato per la prima volta attorno al 1957. Originariamente si trattava di una corrente filosofica direttamente imparentata con quella umanista e illuminista, che auspicava una emancipazione dell’umanità. Secondo i primi fondatori, “transumano è l’uomo che rimane umano, ma che trascende se stesso, realizzando le nuove potenzialità della sua natura umana, per la sua natura umana”.

No, non è un gioco di parole! In realtà si tratta di un concetto altamente filosofico, che però non è il momento di approfondire. Soffermiamoci invece su ciò che il transumanesimo è poi diventato. Attorno alla metà degli anni ottanta, gruppi di scienziati ed intellettuali  “transumani”, iniziarono ad accostare questa filosofia al crescente sviluppo tecnologico, di fatto travisandone l’originale natura, e trasformandola nell’odierna corrente.

Oggi la dottrina transumanista pone al centro il miglioramento della condizione umana attraverso tecnologia di miglioramento della vita, come l’eliminazione dell’invecchiamento, e il potenziamento delle capacità intellettuali, fisiche o fisiologiche dell’uomo attraverso supporti genetici, tecnologici, e cibernetici.

I transumanisti di norma sono a favore dell’utilizzo delle tecnologie emergenti, incluse molte attualmente ritenute controverse, come l’ingegneria genetica sull’uomo, la crionica, e gli usi avanzati dei computer e delle comunicazioni. Spesso ritengono che l’intelligenza artificiale un giorno supererà o sostituirà quella umana.

Essi sostengono inoltre che questo sviluppo è desiderabile, in quanto gli esseri umani possono e dovrebbero diventare “più che umani” attraverso l’applicazione di innovazioni tecnologiche come l’ingegneria genetica, la nanotecnologia, la neurofarmacologia, le protesi artificiali, e le interfacce tra la mente e le macchine. I transumanisti pongono infine l’uomo al centro dell’universo, opponendo la scienza e la ragione allo spirito e alla fede (di qualsiasi dottrina). La maggior parte di essi si definiscono infatti agnostici o atei, affermano la non esistenza dell’anima, e spesso credono nella compatibilità delle menti umane con l’hardware dei computer, con l’implicazione teorica che la coscienza individuale possa un giorno essere trasferita o emulata su un supporto digitale.

A partire dalla fine degli anni novanta, si è assistito ad un progressivo impoverimento morale ed etico di diverse correnti transumaniste, a favore di un indiscriminato uso di scienze come la crionica, l’ingegneria genetica, la cibernetica, a sostegno della clonazione umana e del trasferimento della “coscienza umana” su supporto digitale.

Tale deriva, definita da molti detrattori “abominevole”, ha recentemente provocato, specie negli Stati Uniti (ma anche in Italia), la presa di distanza di diversi scienziati e ricercatori dal transumanesimo, a favore di correnti neoidealiste.

Il neoidealismo, in pratica, si oppone al transumanesimo in quanto incoraggia sì l’uso della scienza per il miglioramento della condizione umana, ma con limiti etici e morali ben precisi, poiché sostiene che l’evoluzione umana vada ricercata all’interno dell’uomo stesso, a livello spirituale e coscienziale.

Ma degli idealisti come me, se vorrete, parleremo in un prossimo articolo.

Dopo aver chiarito alcuni aspetti del transumanesimo, a voi “transumani” o almeno simpatizzanti, vorrei infine proporre un esempio e una domanda:

immaginate di avere la macchina del tempo, e di poter viaggiare un centinaio (forse meno) di anni nel futuro.

Immaginate ora di approdare in un mondo dove la deriva “transumana” si è sparsa ovunque a macchia d’olio; all’inizio potrebbe sembrarvi un futuro paradisiaco: niente più (forse) guerre, niente più malattie, e anche la morte potrebbe non esistere più! Il tutto grazie ad avanzatissime tecnologie che hanno permesso un’integrazione dell’uomo con la macchina, e creato di fatto un mondo di superuomini, di cyborg.

Tutto meraviglioso? E se con questa “integrazione” si fosse persa ogni briciola di umanità? Se con la capacità di provar dolore si fossero perse anche quelle di provare amore, amicizia, compassione, e emozioni? E se gli unici umani rimasti fossero dei cloni utilizzati come cavie o come “pezzi di ricambio” per le poche parti biologiche rimaste nei vostri corpi?

Dite la verità: vi piacerebbe un mondo del genere? Credete davvero che possa essere solo fantascienza?

Le tecnologie per far avverare questo futuro ci sono già!

Pensateci: alla fine, volete davvero essere transumanisti?

Con affetto,

Lance.

Mi chiamo Bruno Lenzi, sono un laureando in Ingegneria Nanoelettronica applicata alla Nanomedicina ed alla Intelligenza Artificiale / Robotica e, se tutto procederà come previsto, l’anno prossimo dovrei poter seguire uno stage proprio con Warwick (oltre che Mauro Ferrari, padre della Nanomedicina). Faccio parte degli unici due gruppi italiani sul transumanesimo (AIT e Network dei Transumanisti Italiani).

Tempo fa chiesi ad una bimba: “Secondo te, perché invecchiamo?” e sinceramente mi aspettavo un’espressione di meraviglia o quantomeno di stupore per una domanda che persino gli adulti fanno fatica a porsi.

Ecco che invece, senza neanche il tempo di riflettere, la stessa bimba rispose: “Perché il tempo passa”.

Questa è stata, fino ad oggi, la risposta più semplice e giusta che abbia ricevuto.

Passa il tempo, quindi compaiono le conseguenze legate all’invecchiamento che tutti conosciamo: conseguenze più “importanti” come quelle che ci impediscono di fare cose che prima facevamo senza problemi e meno “importanti” come cambiamenti esteriori, e viviamo con la consapevolezza che questa sia una delle poche cose certe della Vita.

Sappiamo tuttavia che è comunque un problema, una situazione da molti vissuta in maniera negativa, la causa di molti disagi e, se crediamo a quello che abbiamo sempre sentito dire: “a tutto c’è rimedio, eccetto che alla Morte” (anche se sono d’accordo solo sulla prima parte della frase ed in post futuri spiegherò il perché), allora c’è sicuramente una soluzione al problema “invecchiamento”.

Non volendo tediare ulteriormente la bimba con altre domande, proviamo ora noi a rispondere, a trovare  LA soluzione: sarebbe troppo dire di fermare il tempo (ma cerchiamo di avere una mente aperta, quindi diciamo che potrebbe avvenire, ma non nel breve termine), dobbiamo allora concentrarci sull’invecchiamento in sé e cercare di descrivere meglio quanto mi disse quella bimba, naturalmente sempre con parole semplici cosicché anche lei potrà capire se dovesse mai passare da queste parti.

Immaginiamo il nostro corpo come un’automobile (e per com’è fatta direi un buon modello) con una garanzia che ci permette di ripararla quanto vogliamo per i primi 50 anni e, a partire da quella data in poi, ogni intervento sarà a nostre spese ma, soprattutto, non ci è garantito che tutti i pezzi (vista l’età) si riusciranno a trovare e saranno perfettamente funzionanti.

Percorriamo molte decine di migliaia di chilometri e nei primi 30 anni di vita non abbiamo nessun tipo di problema: ci sarà chi avrà avuto più cura di se stesso e si sarà mantenuto in ottimo stato, chi avrà esagerato a causa di uno stile di vita poco consigliato, ma in ogni caso arriviamo in buona forma alla soglia dei 30.

Altri cinque anni in buono stato ed iniziano a subentrare i problemi, le prime usure, le prime analisi (di ricalibratura naturalmente), ma non ci preoccupiamo, non dobbiamo pagare nulla e la maggior parte di questi vengono risolti, ci aspettano altri 15 anni di strade e strade da percorrere..

Ed i 15 anni passano e quelli che erano prima problemi di poco conto iniziano a diventare più seri, abbiamo difficoltà a reperire alcune parti di cui abbiamo bisogno e, quando le troviamo, comunque non funzionano come quelle che avevamo prima.

Cominciamo ad andare sempre più lentamente, a percorre pochi chilometri al giorno ed a godere sempre meno di quei bellissimi paesaggi (ma della Vita in generale) che prima invece attraversavamo scattanti come fulmini.

Non andiamo oltre nel paragone, non serve arrivare a 70-80 anni per capire un concetto molto semplice: Chi ha deciso che dovevamo avere una garanzia di 50 anni? Ops.. il paragone è finito, volevo dire: Chi ha deciso che ad una certa età dobbiamo necessariamente invecchiare (e quindi morire)?

“La natura!”, risponderanno la maggior parte di voi. Ma è un limite non superabile, una regola che varrà per sempre, oppure una linea guida perché doveva esser fissata inizialmente una data che comunque potremo spostare a piacimento?

La Storia ci dimostra che si tratta sicuramente del secondo caso: nel 1800 la vita media era di 30 anni, nel 1900 di 43, oggi di 66 in ogni luogo della Terra (nei Paesi industrializzati di 84) e questo grazie ad ospedali più efficienti, ad una migliore tecnologia, a ricerche importanti, a stili di vita più sani.

Perciò dobbiamo iniziare a vedere l’invecchiamento come un problema risolvibile, naturalmente se tutti noi ci impegneremo per trovare il modo di superarlo.

So già cosa state pensando: “Non invecchieremo, va bene, ma vuol dire che a 80 anni moriremo giovani?”. Non proprio, ci sono altri passi da fare per allargare veramente i nostri orizzonti ed il nostro sguardo, il secondo dei quali è immaginare di poter vivere molto più di adesso: fantascienza? Assolutamente no e in futuri post andremo a trattare questo ed altri aspetti.

Prima che vi lasci al video di cui sotto toglierò alla bambina dell’inizio post una curiosità: molti dicono che vivremo per sempre, io dico di aspettare prima di affermarlo, già se risolvessimo quanto detto prima ci saremmo “evoluti”.

Dato che abbiamo parlato di parti di ricambio vi lascio con un video, una stampante di tessuti umani (che è una realtà) ed in futuro di interi organi.

Buongiorno postumani. Comincio a pubblicare il primo articolo scritto INTERAMENTE da voi! Visto che il week-end è alle porte ho pensato di farvi cosa gradita scegliendo la recensione di un film che ancora non ho visto, ma che dalle tematiche trattate sembra decisamente postumanista! Ecco la recensione di Francesco:

“THE THIRTEENTH FLOOR”: L’INCARNAZIONE CYBERNETICA


Il film del regista Josef Rusnak, interpretato da Craig Bierko (Cinderella Man, Scary movie 4), Gretchen Mol (Girl 6- sesso al telefono, The Ten) e Vincent D’Onofrio, liberamente tratto dal romanzo “Simulacron-3” di Daniel F. Golouye, sebbene tratti come tema principale il rapporto tra la realtà virtuale e l’uomo, può dare spunti di riflessione su un tema per certi versi affine, ma sicuramente più interessante, e nello stesso tempo affascinante.

Già dal titolo, The Thirteenth floor “Il Tredicesimo Piano” gioca sulla non esistenza della realtà che ci viene mostrata. Infatti negli edifici, soprattutto nei grattacieli americani, non esiste il piano 13, per le implicazioni simboliche che esso comporta. Infatti secondo la religione il 13 rappresenterebbe la “Sommossa di Lucifero”, così come per altri rappresenta, legato al venerdì, un giorno di sventura, perché ricorda il giorno in cui è stata sciolta la congregazione dei templari.

Il film è ambientato a Los Angeles, alla fine del XX secolo. Dove in una azienda non precisata, un gruppo di tecnici informatici, capitanati dal proprietario dell’azienda Hannon Fuller (A. Muller-Stahl), ha creato un universo virtuale che riflette la vita della Los Angeles del 1937. I suoi abitanti, costituiti da unità cibernetiche autonome, credono di pensare e agire in una realtà vera. Fuller viene trovato ucciso in un vicolo e i sospetti ricadono sul suo assistente Douglas Hall, che si ritiene innocente. In questa sua ricerca per scagionarsi da questa accusa, Douglas farà una scoperta sconvolgente: la realtà della Los Angeles in cui vive è virtuale quanto quella creata artificialmente da loro.

Questo film, contemporaneo di Matrix (1999), più celebre capolavoro di A. Wachowski, è stato preso poco in considerazione dalla critica cinematografica e dal pubblico e forse è stato anche sottovalutato, infatti presenta un aspetto molto particolare.

Ciò che rende interessante questo film è la modalità di interfaccia che i tecnici informatici hanno con il mondo da loro creato. Infatti alcune unità cibernetiche sono configurate secondo le fattezze dei loro creatori, che possono prenderne il posto collegandosi al sistema attraverso un macchinario “fantascientifico” che attua lo scambio mentale tra essere umano e unità cibernetica.

Una particolarità ulteriore è data dal fatto che, qualora il soggetto collegato al sistema venga ucciso nel mondo virtuale, l’unità cibernetica prende il posto del’individuo in maniera definitiva dando vita ad una vera e propria “Incarnazione Cybernetica” nel mondo reale. Ciò accadrà al protagonista del film Douglas Hall, che dal suo mondo “virtuale” si ritroverà in un imprecisato futuro reale.

Come questo procedimento descritto sopra sia possibile il film non lo rivela. Tuttavia è possibile pensare che tutto ciò parta da questa domanda: E se il nostro cervello fosse semplicemente un complesso supporto organico di memoria equiparabile ad un hard disk o a una chiavetta USB?

D’altra parte se così fosse, basterebbe trovare il modo di immagazzinare la nostra mente (ricordi, sensazioni, sentimenti, persino la coscienza) su un supporto rigido e trasferirla in un corpo cibernetico; viceversa si avrebbe la possibilità di trasferire una “coscienza cybernetica” in un corpo organico ricostruito in laboratorio attraverso l’ingegneria genetica.

Un film che fa riflettere, sicuramente da vedere, che pone degli interrogativi importanti su cosa significhi “essere umano”, “macchina”, “robot” o “cyborg”. Interrogativi etici, morali, scientifici che inquietano, spaventano e a volte disgustano, ma ai quali la comunità presente e futura non può sottrarsi se vuole entrare in una nuova era: un’epoca che potrebbe diventare l’era dell’ “Incarnazione Cybernetica” e della “Meccanizzazione della coscienza”.