Archivio per aprile, 2011

Sul Nepal è calata l’oscurità. Le nubi sono andate altrove, così mi infilo una felpa ed esco. Gli altri stanno tutti dormendo e come al solito mi ritrovo sveglio nella notte. Ci sono i grilli che mi fanno compagnia. Alzo gli occhi verso il cielo stellato. Riconosco le costellazioni che da sempre mi accompagnano in tutti i miei viaggi e stranamente ho la sensazione di essere a casa. Incredibile. Guardo l’Universo e mi sento a casa!

Respiro profondamente e l’aria frizzante mi ricorda che sono ai piedi dell’Himalaya. Ho mille pensieri che sfrecciano nella testa, mi siedo su un gradino e comincio ad osservarli. Immagini, immagini, immagini… Volti, terra, polvere, fango, confusione, odori, rumori, caos, contrasti, bellezza, bruttezza, fastidio, amore, compassione. Non ci capisco niente! Ho le vertigini. Rialzo gli occhi e dal cielo Orione mi dice che è tutto ok.

Stasera a cena mi sono dovuto alzare per andare a piangere. Mi vergognavo davanti a tutti, così sono andato in bagno e finalmente mi sono sfogato. Non è che sono una femminuccia, ma vi giuro che quelle immagini non riesco proprio a togliermele dalla testa. Ma non si tratta di angoscia, anzi. E’ smarrimento…

Io, essere occidentale pigro e viziato, sempre in sovrappeso, con ambizioni e sogni, gelosie, arroganze e debolezze varie, pieno di paranoie e insicurezze, mi ritrovo da qualche giorno sprofondato in un mondo parallelo, dove tutto quello che ho visto finora non esiste più!

Ma qual è la realtà della vita? E’ questa qui che sto vivendo in Nepal o quella della mia Milano da aperitivo?

Ripenso alle parole di Silvana, la responsabile CBM Asia (una donna eccezionale, forte come un carro armato, con un vita da film ed esperienze che riempirebbero le pagine di un romanzo d’avventura). Quando sono tornato a tavola lei mi ha detto: “Vedi Daniele, anch’io all’inizio ero piena di curiosità e mi informavo su tutto quello che vedevo di nuovo, ogni volta che affrontavo un viaggio. Ero piena di passione e rabbia per le ingiustizie. Ma ora non ci penso più. Ho 55 anni e sono italo-irlandese. Ho una casa in Inghilterra e sono spesso in Italia. Viaggio ogni settimana in diversi paesi di tutto il mondo e ormai non mi pongo più le domande, altrimenti mi perdo nella follìa. Io non vedo più le persone, vedo solo tanta gente. Non mi chiedo più il perchè di niente. Prima mi domandavo come sia possibile che in India la ricchezza estrema viva a stretto contatto con la povertà estrema. Perchè ci sono dei palazzi sontuosi e ultramoderni di fianco a capanne di sterco. Perchè dormo in un hotel di lusso in una metropoli europea e poi su una stuoia di un villaggio in Nepal… Basta. Non ci penso più. Altrimenti non capisco più dove sta la realtà. E da quando vivo senza chiedermi il perchè di tutti questi paradossi, allora riesco a lavorare per un’associazione umanitaria. Riesco ad essere attiva concretamente. Agisco. Aiuto. E riesco a vivere in ogni ambiente.”

Rifletto per qualche minuto sulle sue parole e poi un soffio di vento mi ridesta. Sento nuovamente i grilli, il fruscio degli alberi, l’aria frizzante… E di nuovo le immagini dei ricordi di questi ultimi giorni.

Voglio farvi capire esattamente cosa intendo dire, vi chiedo un piccolo sforzo di immaginazione. Le foto vi aiuteranno. Vi racconto la storia di un bambino che ho già presentato in un altro articolo. Si chiama Nitish, non si sa quanti anni abbia ed è cieco dalla nascita a causa di una cataratta bilaterale.

Nitish è arrivato all’ospedale di Biratnagar sabato scorso, accompagnato da suo padre, che non ha mai potuto vedere in faccia. Hanno fatto un viaggio di 13 ore su di un bus che dal Bihar, una regione dell’India nord-orientale, li ha portati fin qui. Non hanno soldi, non hanno bagagli, possiedono solo i vestiti che indossano. Probabilmente si sono indebitati per comprare il biglietto che costa circa 5 euro, e che potranno restituire chissà come e quando…

Sono pieni di speranza. Hanno saputo che il Biratnagar Eye Hospital è uno dei più produttivi al mondo, con una struttura specialistica studiata in modo da permettere agli oftalmologi locali di operare 36.000 cataratte ogni anno, per una media di 14 operazioni all’ora. E’ un numero mostruoso. Per soddisfare l’enorme richiesta d’aiuto (ogni giorno arrivano un migliaio di persone), hanno organizzato una vera e propria catena di montaggio. I pazienti vengono preparati per l’operazione e poi disposti su dei lettini, in fila. I medici sono schierati in modo da operare sugli occhi in continuazione. Quando hanno finito un intervento passano immediatamente a quello successivo. In questo modo hanno raggiunto un’efficienza che è diventata famosa in tutto il Nepal e in tutta l’India.

E’ il turno di Nitish! Mentre viene accompagnato in una sala per essere anestetizzato, io mi infilo il camice, il berretto, la mascherina e le scarpe sterelizzate e lo aspetto in sala operatoria.

Nitish è sotto i ferri e io posso seguire l’operazione da vicino. Verrà operato prima all’occhio destro e tra un paio di giorni a quello sinistro. Il medico deve raschiare quel velo opaco che impedisce al bimbo di vedere, deve rimuovere il cristallino e inserirne uno nuovo sintetico. Su un monitor di fianco al lettino vedo le immagini dal microscopio. Ecco il momento in cui gli viene asportato il cristallino. Ha un bisturi infilato nell’occhio!

Non sono per nulla impressionato. Le immagini in quel contesto sono normali e l’abilità del medico che opera è ammirevole. Lo osservo attentamente mentre ha i suoi arnesi infilati nel bulbo oculare di quella creaturina. E’ concentratissimo, ma sembra disinvolto. I suoi movimenti sono così delicati e armoniosi che mi ricordano le cerimonie zen giapponesi. Che lavoro! Non puoi certo permetterti di sbagliare! Penso alle partite con i bastoncini del gioco Shangai, o ai mattoncini di Jenga… Io di certo non potrò mai fare il chirurgo!

L’operazione è finita. Sono passati 15 minuti cronometrati. Il dottore alza lo sguardo verso di me e mi fa un segno con il pollice in alto. Sembra che sia andato tutto bene. Mettono una benda e Nitish viene portato in un’altra stanza raggiunto dal padre. Manca la parte più importante. Il controllo.

Il giorno successivo torno per assistere allo sbendamento. E’ un istante cruciale. Nitish potrebbe vedere il mondo che lo circonda per la prima volta e conoscere così la faccia di suo papà (speriamo non si spaventi 😀 ).

Sono sinceramente emozionato. Qui sono tutti tranquilli, per i medici e le infermiere si tratta di normale routine, ma per me è la rappresentazione di questo viaggio. Il motivo per cui sono venuto fin qui. Il padre è composto, tiene una mano sul suo petto, lo protegge, cerca di infondergli calma. Ma c’è una tempesta di emozioni nella sua testa. L’infermiera si avvicina e comincia con calma a togliere il cerotto. Il padre ha il respiro più corto. In alcuni momenti rimane come in apnea. Forse si dimentica di respirare. Tutte le sue speranze si concretizzano in questo preciso momento:

La benda viene tolta e subito un altro medico si avvicina. L’occhio viene pulito e Nitish rimane calmo. Non si sa ancora se riesce a vedere. C’è un silenzio surreale. Mi avvicino e faccio una foto… E parte il flash!!!!!!!!!!!! Noooooooooooooooo! Appena sbendati gli occhi sono estremamente fotosensibili e la luce forte provoca dolore. Con il cuore in gola per la tremenda cazzata chiedo subito al medico se posso aver compromesso l’operazione, ma lui scoppia a ridere vedendo la mia agitazione e mi rasserena. Non succederà niente. Tiro un sospiro di sollievo… Meno male! Ecco la foto in cui è partito il flash. C’è da dire che almeno così si vede bene la rifrazione della luce sul nuovo cristallino.

Ora Nitish si guarda attorno, osserva suo padre, ma non fanno in tempo a godersi il momento perchè c’è un ultimo step. Il controllo per verificare ufficialmente l’esito dell’intervento e capire se il bimbo vede bene. Questo è il momento della verità.

Il medico studia attentamente la situazione. Io continuo a chiedere cosa ne pensa, cosa vede con quella specie di periscopio, se tutto è andato per il verso giusto, se Nitish può vedere con il suo occhio destro… Ma il dottor Surin non si scompone e continua ad analizzare. Dopo un minuto alza lo sguardo dalla sua strumentazione e mi guarda… Allora? Dì qualcosa Doc!

“L’operazione è riuscita perfettamente. L’occhio destro di Nitish vede in maniera corretta. Nei prossimi giorni dovrà prendere questi farmaci… Bla bla bla bla……….”

Siiii! Nitish! Ci vedi!

Nitish si gira con la testolina, mi guarda e per la prima volta dopo tre giorni mi sorride. Io mi sciolgo, allungo la mia mano pallida e lui me l’afferra.

Tutto il resto non vale più niente.

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A Biratnagar è un nuovo giorno. Durante la notte si sono susseguiti violenti temporali, ma nella mattinata il cielo si è nuovamente schiarito. Non ho dormito per colpa delle maledette zanzare che hanno continuato a torturarmi fino alle 6. Così mi sono alzato, ho fatto una doccia CALDA (che meraviglia!) e ho raggiunto il gruppo per la colazione.

Sono arrivato a Biratnagar venerdì scorso e l’hotel mi sembrava triste e squallido, ma dopo l’esperienza di Hile (il ragno, l’acqua ghiacciata e tutti gli altri disagi che vi ho già raccontato), questa stanza mi sembra un paradiso!

Da quando sono qui ho mangiato sempre lo stesso cibo. La cucina Nepalese, praticamente identica a quella indiana, è ottima, piccante e saporita, ma non c’è una grande varietà di piatti. Si mangiano le stesse cose a colazione, a pranzo e a cena! E comunque sono fortunato perchè mi piace davvero tanto. Sono veramente bravi. Certo, non bisogna pensare all’igiene. Nei villaggi, la carne prima di essere cucinata è ricoperta di mosche, i piatti e le posate vengono lavati in un’ acqua dal colore marroncino, usata più e più volte, anche dalle caprette che scorrazzano felici. Nei piatti che abbiamo usato noi, i piccioni beccavano le crosticine che contornavano la superficie. e infine l’acqua veniva riutilizzata per lavare i bambini!!!

Fortunatamente mi sono accorto di tutto questo DOPO aver mangiato, altrimenti non avrei toccato neppure un chicco di riso. 🙂

Vi chiederete della mia situazione intestinale… Bè, faccio le corna, incrocio le dita, tocco ferro e legno, ma per il momento sto bene. Prendo ogni giorno dei fermenti lattici e porto sempre con me un medicinale per un’eventuale attacco improvviso.

Come sempre aggiungo una carrellata di foto. Guardate le condizioni di povertà. Eppure, vi garantisco, non sono un popolo triste. Sono cordiali, ospitali e gentili. Meravigliosi!

P.S. Nella foto del piatto pieno di prelibatezze vedrete un pezzetto di giornale. E’ il tovagliolo!

P.P.S. Nella seconda foto un uomo spenna un pollo. Provate a zoomare nell’angolo in alto a destra… buon appetito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho talmente tante cose da raccontare che non so da dove cominciare. Inizio con il dirvi che sono stato un giorno e mezzo in viaggio tra i villaggi Himalayani per raggiungere la clinica mobile allestita a Leguwa. Durante questo periodo non ho avuto alcuna possibilità di connettermi per aggiornare il blog. Ecco il motivo del mio silenzio. Non sono disperso 🙂

Ora sono tornato a Biratnagar, sono le due e mezza di notte e sono stanchissimo. Ho vissuto delle esperienze che neanche vi immaginate, raggiungendo luoghi inaccessibili ai turisti, visitando posti che mi hanno regalato la sensazione di un’esplorazione delle vere culture locali, non ancora intaccate dalla globalizzazione.

Ho dormito in un “albergo” fornito di elettricità solo in alcune ore della giornata, senza gas e senza l’acqua calda. A darmi il benvenuto in stanza c’era, sulla parete di fianco alla branda, un ragno grande quanto una mano aperta. Ho bevuto e mangiato cibi squisiti, ma in condizioni igieniche a dir poco azzardate.

Ho viaggiato per 7 ore su un pulmino stipato di gente, con le persone abbarbicate anche sul tetto. Tutti insieme abbiamo percorso delle strade inesistenti, sentieri stretti e completamente dissestati, con alcuni tratti a picco sui precipizi. Scherzando (ma neanche troppo) mi sono messo a pregare un paio di volte con la speranza di non avere alcun guasto. I freni puzzavano di bruciato. Il motore urlava dalla fatica e le gomme fumavano per il sovraccarico. Per non parlare dello stile di guida da “sbocco”.

Ma questo è NIENTE, rispetto all’esperienza umana con la popolazione locale.

Arrivati finalmente a Leguwa con il mitico pulmino del Biratnagar Eye Hospital, abbiamo trovato una folla di persone arrivate da tutti i villaggi locali. Come avrete capito spostarsi in questi posti non è molto pratico e molti di loro hanno viaggiato a piedi tutta la notte per giungere in tempo. CBM ha organizzato una clinica mobile nella scuola del villaggio per visitare tutte le persone con problemi agli occhi. Tramite il passaparola, dei volantini e dei comunicati radio, la popolazione era stata avvertita già da tempo di questa unica occasione.

400 persone aspettavano noi del CBM con una sorpresa.

Appena siamo scesi dal pulmino ho visto che si sono disposti ordinatamente in due file parallele. Uno alla volta siamo passati in questo corridoio dove ci hanno donato a testa due ghirlande e ci hanno ricoperto di fiori. Io passavo tra bambini e anziani e loro con delicatezza mi posavano sul palmo della mano un fiore in segno di gratitudine. Li guardavo negli occhi e ancora una volta ho dovuto trattenermi da un pianto di commozione. La gioia che ho provato in quegli istanti è semplicemente inspiegabile. Sentivo che ogni fiorellino era carico della loro energia, della loro speranza, della loro preghiera. Mi posavano il fiore e poi si inchinavano a mani giunte dicendo “Namastè” con un sorriso che ti perforava il cuore. Ogni sguardo era una stretta allo stomaco perchè avvertivo nella loro semplicità la più totale trasperenza delle loro intenzioni. Avevano bisogno di aiuto e mi davano tutto quello che potevano: un grande sorriso, un omaggio floreale e una preghiera per me. Un regalo così prezioso da togliere il respiro.

Non fatevi ingannare dalle foto. Quando sanno di essere ripresi si immobilizzano e sembrano serissimi. In realtà elargiscono dei sorrisi così belli che forse nessuna macchina fotografica è in grado di catturare.

Dopo una cerimonia in nostro onore (l’ospitalità è SACRA) i dottori hanno cominciato a visitare tutti i pazienti che aspettavano il loro turno in maniera ordinata e civile. Le persone con problemi sono state preparate per essere trasportate all’ospedale di Biratnagar, dove verranno operate nella giornata di domani.

Questa è solo una veloce sintesi. Domani continuerò a raccontarvi. Ora vado a dormire perchè ho la sveglia prestissimo.

P.S. conto di mettere online tutti i filmatini una volta in Italia, qui non c’è banda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Buongiorno dal Biratnagar Eye Hospital. Siamo sempre in Nepal, sul confine meridionale con l’India. Questo è uno degli ospedali oftalmici più famosi dell’intera Asia. Vi dico subito che la situazione è a dir poco drammatica. Ogni giorno migliaia di persone giungono fin qui da tutto il Nepal e dall’intera India, in cerca di aiuto. Sanno che possono essere operati gratuitamente e sono disposti ad affrontare giorni interi di viaggio, usando gli unici risparmi della loro vita per spostarsi in bus o in treno. Abbiamo cominciato a filmare le storie di alcune famiglie disperate. Più di una volta ho trattenuto le lacrime. Per esempio il bambino qui in alto è cieco dall’età di un anno, ma nessuno l’aveva mai visitato prima. Ha già perso un fratello per malnutrizione e finalmente oggi, all’età di 9 anni è riuscito a raggiungere l’ospedale dove domani verrà operato. Ha la cataratta bilaterale… Pensate, dopo un intervento di appena 10 minuti (è la tecnica più produttiva al mondo!) questo bambino da domani potrà vedere!!!

Questa bambina invece si chiama Shilu. La sua famiglia è composta da 30 persone! E’ stata operata due giorni fa e oggi è stata sbendata. Dovrà portare gli occhiali, ma per la prima volta insieme a noi ha visto sua mamma!!! Ecco il momento:

Qui in alto sto intervistando Silvana Mehra, direttore responsabile CBM Sud Asia. Mi racconta la storia di Nitish, non si conosce la sua età e anche lui non vede dalla nascita. Verrà operato domani e seguiremo l’evolversi della sua guarigione (speriamo). Se tutto andrà bene vedrà la sua famiglia per la prima volta…

La storia della famiglia che vedete in basso è allucinante. Il bimbo sulla destra fa da guida per suo papà, il suo fratellino e sua zia, tutti ciechi. Non possono muovere un passo senza di lui… Che responsabilità a 10 anni!

Altre persone aspettano di essere visitate… A destra anche uno yoghi, tra una preghiera e l’altra.

Eccomi. Sono tornato in stanza dopo una doccia e una cena tipica nepalese. L’acqua qui è un bene prezioso e non è detto che aprendo i rubinetti venga fuori qualcosa. Stasera sono stato fortunato e mi sono goduto un rinfresco fugace, ma ieri mi raccontavano che non c’era acqua… Mentre cantavo allegramente sotto la doccia mi sono accorto della pericolosità degli impianti. Guardate dov’è montata la presa di corrente della caldaia!

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho fatto foto e filmati per farvi vedere la realtà di questo posto poverissimo. In città un operaio guadagna circa un euro al giorno, ma moltissimi non hanno neanche il lavoro. Purtroppo come ho accennato nell’altro post, qui non c’è una grande copertura e impiego davvero troppo tempo per caricare anche solo una ripresa di pochi secondi. Ora è quasi mezzanotte e sono stanco di smanettare al computer. E’ inutile perdere tempo. Non c’è la tecnologia. Dovrò cercare soluzioni più “snelle”. Domani ho la sveglia alle 6. Si comincia davvero. Andiamo all’ospedale di Biratnagar per conoscere le storie di alcuni bambini che verrano operati agli occhi, nel tentativo di riacquistare la vista. Ora vado a letto. Buonanotte a tutti.

prima tappa Delhi

Pubblicato: 01/04/2011 in viaggio in Nepal con CBM

Ce l’abbiamo fatta! Siamo arrivati a destinazione. Mi trovo a Biratnagar, nella hall dell’hotel.

E’ stato impossibile aggiornarvi sulle tappe che mi hanno portato fin qui, perchè durante le attese delle coincidenze tra i tre diversi voli che abbiamo preso non sono riuscito a connettermi.

E’ già una grande fortuna essere riusciti a recuperare una sim dati, ma la velocità a 128 Kbps rallenta ogni procedura. Per caricare una foto ci impiego 5 minuti!

Comunque vi racconto tutto. La prima tappa è stata Delhi, dopo un volo di 8 ore.

Per la prima volta nella mia vita ho “toccato” il suolo indiano. Ho cercato di aggiornare il blog fino all’ultimo, ma poi ho desistito altrimenti avrei perso la coincidenza per Kathmandu.

 

Ecco la prima cosa che mi ha colpito appena arrivati in India… I bagni! E’ difficile entrare per sbaglio in quello delle donne! 🙂

Al controllo passaporti una serie di “mudra”, cioè posizioni delle mani con simbolismi cosmici, usati nello yoga e nelle preghiere mi fanno subito capire che siamo nella terra della più antica religione del mondo: L’induismo.

Eccomi felice e contento di essere nella Grande Madre India. In realtà è solo la prima fugace tappa. Come vi ho detto, in questo momento sono già in Nepal. Adesso mi butto sotto la doccia, mi rilasso dopo un luuuungo viaggio e poi vi racconto la seconda parte. Sono bello cotto. A più tardi!