Archivio per marzo, 2011

L’intelligenza artificiale è una delle tematiche più affascinanti che trattiamo in postumano.com. Qualche giorno fa il sito del New York Times ha pubblicato una simpatica dimostrazione delle potenzialità di una I.A. basica, in grado di imparare il tuo stile di gioco a morra cinese osservando le mosse umane. Calcolando le medie statistiche e usando semplici regole il computer riesce a migliorare velocemente il proprio punteggio, diventando un avversario difficile.

E’ una prova molto divertente di come un semplice algoritmo riesca a simulare e sorpassare il pensiero umano. Sono rimasto sorpreso dal numero di volte in cui abbiamo pensato la stessa mossa e di come (dopo diversi round) l’ I.A. sia riuscita a capire la mia strategia, anche quando ho provato a giocare d’istinto. Evidentemente ci sono dei mecccanismi “umani” che fanno risultare prevedibile la nostra prossima scelta.

Potete giocare a due livelli. Uno semplice, dove il computer impara giocando con voi e uno “veterano”, dove il computer usa la sua esperienza di oltre 200.000 partite già disputate, contro di voi.

Un aspetto interessante è che dopo 5 turni potete leggere il pensiero del computer, per capire il modo in cui applica i suoi ragionamenti.

Vi invito a sfidare la macchina e comunicarmi i vostri risultati. Vediamo se gli umani sono ancora in grado di battere il computer!

Per iniziare la sfida cliccate qui. Buona fortuna postumani!

Siamo abituati a convivere con le telecamere di sorveglianza disseminate ormai ovunque. Negli ultimi anni stanno prolifierando in tutte le città, piccole e grandi. Nel nostro paese è molto difficile trovare dei dati a riguardo, perchè non esiste una mappatura ufficiale delle zone videosorvegliate. Ho scoperto un progetto che cerca di fare il punto della situazione, scheda le camere e aggiorna periodicamente le statistiche inviandole poi all’Autorità Garante Per La Protezione Dei Dati Personali per capire se ci sono delle violazioni ed eventualmente denunciare le irregolarità.

Il progetto si chiama Anopticon e consiste nell’invertire l’idea di “Panopticon”, una prigione progettata in modo da permettere ad un unico guardiano di osservare tutti i prigionieri in ogni momento, ottenendo così un incredibile potere psicologico sulla mente dei detenuti a cui veniva imposto un atteggiamento disciplinato tramite la percezione di essere sempre osservati.

Anopticon respinge l’idea del “Panopticon”, del “Grande Fratello” orwelliano e parte da alcuni quesiti fondamentali che riguardano la privacy di ogni cittadino:

Viviamo in libertà vigilata? Quanto sono efficaci queste telecamere? Siamo veramente più sicuri? Quanto ci costano?  É veramente giusto essere osservati senza saperlo nella nostra vita quotidiana? E’ un problema per la nostra privacy? E’ una minaccia alla nostra libertà?

Ma come si combatte il Grande Fratello? Osservandolo direttamente, pubblicando le sue mosse e raccogliendo le segnalazioni della gente.

Misuriamo la somma delle aree videosorvegliate dalle telecamere.
Calcoliamo il rapporto tra lo spazio camminabile e lo spazio sorvegliato.
Dove penderà l’ago della bilancia, verso la libertà oppure verso il controllo globale?

Per maggiori informazioni e per inviare le vostre segnalazioni cliccate qui.

Dai dati raccolti da Anopticon, la città più video sorvegliata in Italia risulta essere Venezia.

Londra è invece la città che detiene il primato mondiale. Il loro programma di controllo video e audio (le telecamere hanno anche microfoni direzionali) prevede l’uso futuro di segnalatori che verranno inseriti in ogni autovettura.

Ma nessuna città al mondo ha un sistema di video sorveglianza così sofisticato come a Chicago. (In totale più di 10.000 telecamere)

Per combattere le più grandi piaghe di Chicago (le gang, la droga e la violenza) e per prevenire il terrorismo, la polizia ha posizionato nei luoghi con un tasso di criminalità elevato, 105 nuove videocamere chiamate P.O.D.s (Police Observer Devices).

I P.O.D.s montano il minaccioso lampeggiante blu della polizia, sono costruiti con materiale anti-proiettile, hanno una videocamera a 360 gradi ad alta definizione in grado di zoomare ad una distanza di 4 isolati e riconoscono il minimo dettaglio anche al buio. Hanno un rilevatore di spari, cioè un microfono capace di localizzare il punto d’origine dello sparo per puntare subito l’occhio elettronico e capire cosa sta succedendo.

Il segnale dei P.O.D.s viene inviato wireless ad una centrale operativa con centinaia di monitor controllati da agenti umani. Appena un crimine viene commesso, la centrale informa la pattuglia più vicina al luogo per procedere all’arresto immediato.

Ogni P.O.D. costa 32.000 dollari e siamo già ai modelli di quarta generazione. I prossimi saranno grandi quanto una scatola di fiammiferi!

Nei laboratori della Lockheed Martin Technology hanno costruito un prototipo di un robot completamente autonomo in grado di agire e muoversi attorno agli umani senza essere scoperto.

Immaginatevi la scena: il robot nascosto nell’oscurità si avvicina con le sue piccole ruote al bersaglio, procedendo a zigzag per evitare le luci e le sentinelle. Quando sente dei passi o dei rumori sospetti sceglie un nascondiglio, rimane al riparo e aspetta finchè la guardia non se n’è andata. A quel punto procede verso il suo obiettivo.

Non è un film di fantascienza, ma la realtà…

Quello che rende questo robot così speciale è la sua capacità di ricostruire un modello 3D dell’ambiente che lo circonda e quindi incorporare ed elaborare le informazioni che raccoglie nel suo campo visivo. Ha inoltre un set di sensori acustici che usa per distinguere i passi nelle vicinanze e la loro direzione.

Brian Satterfield, l’ingegnere capo del progetto, spiega che il robot è stato progettato per operare nei limiti di quattro vincoli: “Evitare di essere scoperto visivamente dalle sentinelle di cui si conosce la posizione, evitare di essere scoperto da eventuali sentinelle di cui si ignora la posizione, evitare aree in cui il robot non avrebbe possibilità di fuga e, visto che è stato progettato anche per le operazioni notturne, evitare le aree che sono bene illuminate”. Proprio per renderlo più mimetico nell’oscurità, il robot è nero. Quando pensa di poter essere scoperto da una sentinella che si avvicina, cercherà un posto dove nascondersi.

Il robot di Satterfield è già in fase di ulteriore sviluppo. Si sta lavorando a versioni più piccole, silenziose e  con un’intelligenza artificiale ancora più avanzata. il Dipartimento di Difesa Americano assegnerà un consistente premio in denaro entro la fine di quest’anno per i progetti più interessanti.

Godetevi la libertà… ahahah (riso amaro)

Seguendo gli sviluppi in Giappone, mi sono chiesto perchè non utilizzassero dei robot per fare dei rilevamenti accurati sul livello di radioattività. Oggi ho avuto una risposta da New Scientist.

Al team che sta lavorando al contenimento della fusione del nocciolo all’impianto nucleare di Fukushima si è aggiunto anche un robot. La macchina si chiama Monirobo (Monitoring Robot) ed è entrata in azione proprio oggi.

Monirobo è stato progettato per operare a livelli di radiazione troppo alti per gli esseri umani. E’ alto un metro e mezzo, si muove su dei cingoli e ha un braccio meccanico per rimuovere gli ostacoli e raccogliere campioni. I suoi sensori includono un rilevatore di radiazione, una videocamera 3D, un termometro e un misuratore di umidità. Può essere comandato in remoto da una distanza di un chilometro.

Monirobo  deve montare uno scudo molto pesante perchè molti componenti elettronici, soprattutto le videocamere, sono altamente vulnerabili agli effetti delle radiazioni.

Il robot è stato sviluppato dal Japan’s Nuclear Safety Technology Centre. La macchina in uso in questo momento è Monirobo Rosso; Monirobo Giallo che monta degli attrezzi per collezionare campioni di polvere e sensori per i gas infiammabili, entrerà in funzione nei prossimi giorni.

In realtà molti altri robot sono stati progettati per intervenire in questo tipo di incidente, ma non sono stati realizzati perchè l’industria nucleare aveva dichiarato che i loro impianti erano sicuri.

Nel frattempo l’area sopra Fukushima è diventata “no-fly zone” per i velivoli con uomini a bordo, ma il drone Global Hawk dell’aviazione militare statunitense sta continuando a fornire immagini dall’alto. Il Global Hawk è equipaggiato con videocamere, immagini termiche e un sistema chiamato Synthetic Aperture Radar, in grado di raccogliere immagini dettagliate dell’area in qualsiasi condizione meteorologica, giorno e notte.

In questo modo si cerca di capire cosa sta accadendo dentro quel maledetto reattore nucleare…

 

Se siete stati a New York avrete sicuramente scattato qualche foto a Times Square, magari con un’inquadratura dal basso, in modo da riprendere anche gli enormi schermi sui grattacieli che trasmettono pubblicità e notizie in tempo reale. Ho trovato un filmato, ambientato proprio nella mitica piazza statunitense, di un ragazzo che si firma come BITcrash44 e che probabilmente entrerà nella storia degli hacker per il suo spettacolare tentativo.

BIT vuole dimostrare al mondo come sia semplice hackerare i giganteschi schermi di Times Square e trasmettere le immagini che vogliamo, usando semplicemente un iPhone e un piccolo trasmettitore da pochi dollari! Il principio è semplice: si collega il trasmettitore al telefono e si riproduce una qualsiasi clip video. Il trasmettitore manda istantaneamente il segnale ad un ripetitore che invia il segnale a qualsiasi schermo si trovi nelle vicinanze, indipendentemente dalla grandezza. Le immagini “originali” vengono quindi coperte dai segnali inviati dal ripetitore.

Ecco l’incredibile video di questo hack. Non vi svelo il finale, ma considerando l’importanza del luogo e il livello di sorveglianza a New York, merita tutta la vostra attenzione. BITcrash44 ha promesso un nuovo video con tutti i dettagli su come ha costruito il suo prototipo.

 

Un veloce aggiornamento per segnalarvi l’ingresso ufficiale del del nostro blog all’interno del Network dei Transumanisti Italiani. Per maggiori info potete cliccare sul logo che trovate nella colonna a sinistra.

Sono ipnotizzato dalle immagini che scorrono sui canali d’informazione. Oltre all’angoscia, il dolore e la paura per quanto sta accadendo, mi rendo conto del senso di impotenza di fronte a fenomeni così devastanti. Mi colpisce la calma del popolo giapponese (per noi italiani è incomprensibile) che suscita in me un profondo senso di ammirazione. Un terremoto ventimila volte più potente di quello che ha colpito l’Abruzzo, uno tsunami che ha attraversato il pianeta, un disastro nucleare in agguato. Tutto il mondo ha offerto il proprio aiuto, Obama chiede di pregare. Chiudo gli occhi e mi unisco alla preghiera che si eleva da milioni di anime.

Il Giappone è probabilmente il paese più preparato per affrontare gli eventi sismici. Ha il il sistema di allerta-terremoti tecnologicamente più avanzato al mondo con oltre 1000 sismografi sparsi in tutta la nazione. Ma come funziona questo sistema?

Anche se è ancora impossibile fare un bilancio di questa immane catastrofe, la tecnologia ha permesso di limitare almeno in parte la perdita di vite umane. Due sono i sistemi che entrano in funzione per allertare la popolazione: uno dedicato all’allerta terremoto e l’altro all’allerta tsunami.

Il sistema di allerta terremoto, che non è mai stato innescato prima, diffonde automaticamente l’allarme via televisione, internet e telefoni cellulari subito dopo che la prima, meno dannosa, scossa viene rilevata, fornendo tempo alle persone per prepararsi alla successiva scossa più potente. Inoltre spegne automaticamente l’energia elettrica di molte strutture industriali e servizi di trasporto, rallenta i treni ad altissima velocità e interrompe l’erogazione di gas nei gasdotti. Una serie di boe nell’Oceano Pacifico registra lo tsunami causato dal terremoto, inviando segnali di avvertimento di una possibile catastrofe a molte nazioni diverse.

Ecco alcune fonti che vi aiuteranno a capire meglio come funzionano entrambi i sistemi:

Questo grafico mostra come avviene la diffusione di allarme terremoto. Maggiori info sul sito della Japan Meteorological Agency.

Questo grafico invece mostra come funzionano le boe anti-tsunami DART.

Per sapere dove sono posizionate le boe nel Pacifico e vedere le informazioni sulla situazione in tempo reale potete andare su questa pagina della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Questa pagina invece è dedicata allo tsunami di ieri.

Ma come hanno funzionato ieri?

Ci sono voluti in totale dieci secondi ai sensori per capire che il terremoto era serio e quindi diffondere istantaneamente messaggi di allerta. Tradotto significa che le persone avevano da pochi secondi fino a due minuti di tempo per prepararsi alla tremenda scossa che viaggiava a 4 chilometri al secondo. Dall’epicentro a Tokyo (373 Km) ci sono voluti 90 secondi, quindi gli abitanti di quella città hanno avuto 80 secondi di tempo per mettersi al sicuro. Sembra poco, ma è abbastanza per cercare riparo, fermare le operazioni chirurgiche negli ospedali, usicre dagli ascensori o scendere in strada.

Gli allarmi-tsunami sono più lenti. Dopo la scossa il governo giapponese ha diffuso un avvertimento tre minuti dopo, mentre il NOAA ha diffuso l’allarme all’intera nazione dopo nove minuti. Il tempo più lungo è dovuto alla complessità dei calcoli che i computer della NOAA devono effettuare: individuare l’epicentro, la deformazione del fondale oceanico, che tipo di spostamento ha causato la scossa e simulare l’espansione dell’onda. Ma gli tsunami viaggiano più lentamente dei terremoti e se i residenti delle zone più vicine all’epicentro hanno ricevuto l’allarme tsunami solo 15 minuti prima del suo arrivo, a Tokyo avevano 40 minuti.

Bisogna inoltre citare le opere di ingegneria strutturale giapponese che permettono agli edifici di assorbire le impressionanti vibrazioni.

Se nel posto più preparato al mondo ad affrontare certi cataclismi sta succedendo quello che tutti vediamo in diretta, cosa accadrebbe nelle altre zone planetarie vulnerabili ai fenomeni tellurici?